Stilos

Cerca
OFFERTA SPECIALE RISERVATA AI VECCHI ABBONATI: RINNOVA ENTRO IL 31 GENNAIO IL TUO ABBONAMENTO ANNUO ALLA RIVISTA E PAGHERAI 30 EURO (+ SPESE POSTALI) PER 12 COPIE ANZICHE’ 39 EURO"

Vai ai contenuti

Tucket Kate - Cospirazioni

RECENSIONI

 

La vita è interpretata come un eterno complotto

KATE TUCKETT
Cospirazioni
Trad. Aglaia
Kochelokhlov
pp. 240, euro 15
Castelvecchi, 2007

Enzo Verrengia

I complotti non riescono» ha affermato Piercamillo Davigo. E ci sarebbe da credergli, visto che con i colleghi della Procura di Milano l’encomiabile magistrato dipanò i misfatti diTangentopoli. Ma potrebbe esistere anche una verità più controversa: dei complotti che riescono non rimane traccia proprio in virtù del loro successo.
Sta di fatto che le leggende metropolitane imperversano, rinfocolate dall’avvento di Internet, dove abbondano siti specifici sulle più caleidoscopiche ipotesi complottiste. Un modo rapido ed efficace per ripassarle è
Cospirazioni, di Kate Tuckett. Qui l’argomento assume la forma del breviario. Nel senso letterale.
Capitoletti che stanno già nei titoli: “Area 51”, “Elvis”, “Franklin”, “Guerra del Golfo”, “Stargate” e altro. Voci quasi obbligate per i frequentatori della letteratura dedicata ai retroscena. Nell’editoria americana, della quale l’autrice è esponente professionista, il complotto costitusce un genere a sé, che occupa interi scaffali e colonnine degli empori e delle stazioni di servizio.
Senonché, l’uscita italiana di
Cospirazioni coincide con una tendenza ormai prossima a stabilizzarsi, che da sola rientra in una di quelle svolte che periodicamente assume il sentire collettivo. In quei, cioè in questi casi, ecco che si delinea una sorta di compiutezza culturale sfuggita in precedenza.
Le trame occulte attraversano la storia e la cronaca. Ma da ultimo sono di nuovo balzate all’attenzione di un pubblico già fin troppo sovralimentato di scalpore televisivo. Non per la scoperta dell’ennesimo segreto destabilizzante, come ai tempi della strategia della tensione, della P2 e di Gladio. La voga dei complotti si è riacutizzata dopo il successo dei due romanzi di Dan Brown,
Il codice da Vinci e Angeli e demoni. Il primo riporta in auge un’accolita sulla quale avevano già scritto in parecchi, il Priorato di Sion. Il secondo, che negli Stati Uniti ha preceduto l’altro, ruota intorno alla setta degli Illuminati, cui nel tempo è stato attribuito di tutto, persino la rivoluzione francese. Protagonista di entrambi, il professor Richard Langdon, che ha il volto di Tom Hanks nel film di Ron Howard tratto dal Codice e in quello già annunciato che traspone sullo schermo l’altro romanzo. Un personaggio quasi ricalcato su Martin Mystère, il detective dell’impossibile creato da Alfredo Castelli per la serie a fumetti ormai di culto. Sugli albi mensili, molto spesso si dipana il filo di un piano segreto, i cui artefici restano dietro le quinte della realtà quotidiana. Nell’ombra, insomma, talvolta sinistra e poco rassicurante, ma gradevole d’estate. Allora, andare per complotti in questo periodo è anche un modo per ripararsi dall’afa soleggiata.
La letteratura delle cospirazioni regala affreschi della contemporaneità nascosta fra le pieghe del sipario mediatico, che mostra tutto senza spiegare nienta. Negli Stati Uniti esiste una pubblicazione, “Paranoia”, che ricava significati e risvolti inquietanti da tutto. Lo scrittore Robert Anton Wilson propina complotti a catena nei suoi libri. David Icke firma una serie di volumi con le affermazioni più singolari sui padroni nascosti del pianeta.
Nell’ottobre del 1988 usciva un libro di ben diverso spessore rispetto a quelli di Dan Brown,
Il pendolo di Foucault, di Umberto Eco. L’intento era l’opposto. Non speculare sulle paure diffuse dei poteri segreti, bensì sfatarle. Eco dichiarò a “L’Espresso”: «C’è una malattia che si è impossessata della cultura e della politica della nostra epoca. Il suo nome è Sindrome del Sospetto. Il suo strumento è la Dietrologia: dietro un fatto se ne nasconde un altro più complesso e un altro ancora e così via all’infinito. La vita viene interpretata come un eterno complotto». Per contrastare quel trend, Eco aveva scritto un romanzo che iniziava con il temibile scenario di un piano universale e finiva con il sospetto che il manoscritto intorno al quale ruotava l’intera vicenda non fosse la mappa templare per giungere al Graal ma una lista della spesa.
La terapia non ha funzionato. Aventi anni dal romanzo di Eco, la Sindrome del Sospetto si evolve nella Teoria della Cospirazione. Titolo originale del film
Ipotesi di complotto, di Richard Donner, apparso nel 1997, con Mel Gibson che interpreta un tassista convinto dei maneggi sotterranei del governo ombra, confermati dalle svolte micidiali dell’intreccio. All’incirca quanto succede a Raymond Shaw, che corre per la presidenza degli Stati Uniti senza sapere di essere mentalmente condizionato, nel thriller Il candidato della Manciuria, di Richard Condon, riportato al cinema dal regista de Il silenzio degli innocenti, Jonathan Demme, con Denzel Washington e Lev Schreiber. I possibilisti affermano che i complotti hanno un fondo di verità. Allora come mai chi ne tiene le fila permette che si possa metterli così allo scoperto? Scrive Joyce nell’Ulisse: «La storia è un incubo dal quale cerco di risvegliarmi».
Al di là delle occasioni ricorrenti, i complotti non hanno mai cessato di affascinare un’umanità condannata da sempre ad affrontare il cammino dei giorni, lento e inesorabile, in bilico fra la noia della ripetitività e l’incubo dell’imprevisto. Non stupisce, quindi, che le manovre clandestine, nella politica, nella diplomazia e nella cerchia religiosa, abbiano conosciuto periodiche reviviscenze, fin dai tempi degli gnostici, dei misteri eleusini e dei culti orgiastici nella Roma imperiale. Il Rinascimento e l’Illuminismo conobbero inattesi risvolti complottisti. Vico, Descartes e Newton frequentavano congreghe messe al bando, dove la scienza non ortodossa approdava al complotto esoterico.
Nel pieno dell’Ottocento positivista, l’entusiasmo per il progresso accompagnava un rinnovato fervore cospiratorio. I salotti parigini e londinesi tributarono grandi consensi a Helena Petrovna Blavatsky, ucraina di Ekaterinoslav, transfuga in Europa e negli Stati Uniti. La sua Società Teosofica promulgò il credo che la specie umana discendesse dai Dhynai, esseri venuti dallo spazio. Fu il preludio a un filone importanze del cospirazionismo, quello legato alla convinzione che gli extraterrestri siano arrivati e i governi lo nascondano ai cittadini. Parecchio del repertorio teosofico lo si ritrova nella Golden Dawn, cui aderisce, tra gli altri, Bram Stoker, l’autore di Dracula. Anche se il nome di spicco emerso dall’accolita è quello di Aleister Crowley, definito l’uomo più malvagio del pianeta. Trasferitosi in Sicilia, fonda a Cefalù l’abbazia di Telema, chiusa negli anni ’20 dalle autorità fasciste per gli eccessi libertini denunciati dalla popolazione.
Il libro di Jacques Bergier e Louis Pauwels
Il mattino dei maghi, edito per la prima volta nel 1960, ventilava connessioni inusitate fra eventi della storiografia ufficiale e leggende allora pochissimo frequentate. Atlantide, le radici occulte del nazismo in Germania, le scoperte scientifiche tenute volutamente nascoste al pubblico, le mutazioni biologiche, le catastrofi del passato. Il metodo degli autori non era la ricerca finalizzata, quanto la speculazione fine a se stessa, il «si dice». Citando l’esempio di Charles Fort, l’autore de Il libro dei dannati, un americano che, dopo essersi coperto le spalle con i proventi di un’eredità, si dedicò a raccogliere spigolatore curiose dai giornali. Nella sterminata bibliografia che accompagnò il romanzo di Eco, spiccava un volume di Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln, Il santo Graal, citato anche dalla Tuckett in Cospirazioni. Frutto di un’inchiesta televisiva per la Bbc, era un best-seller che prodigava teorie della cospirazione e approdava a una visione singolare, per quanto non inedita. L’espressione Santo Graal dovrebbe intendersi come deformazione di Sang Royal, cioè Sangue Reale, quello di Cristo. Non una coppa, dunque, ma il seme della sua discendenza, portato nel grembo dalla Maddalena fuggita in Provenza, sulle coste francesi, da cui scaturirebbe la stirpe dei Merovingi, i Re Taumaturghi. In Il codice da Vinci Dan Brown ha riciclato questa possibilità tutt’altro che verificabile, collegandola alla figura di Leonardo da Vinci che, paradossalmente, per essere un genio e uno scienziato in anticipo sulla sua epoca, suscita anche oggi uno sconcerto dal quale sorgono leggende e congetture. Tanto più al riguardo della Gioconda, enigmatica e insondabile. Cospirazioni sciorina questo campionario con un registro che a volte sfocia nell’ironia. Il dubbio è se poi qualche ipotesi abbia delle fondamenta. Ne basterebbe soltanto una, e la risata degli scettici si smorzerebbe nel raggelante timore della partita giocata all’oscuro sulle teste dell’uomo comune che, sulla copertina del libro, fissa il gigante ignoto a lui sovrastante.


Valid XHTML 1.0 Strict


Torna ai contenuti | Torna al menu