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Tomassoli Mauro - Via Tarquinio Prisco

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L'inquietudine esistenziale

MAURO TOMASSOLI
Via Tarquinio Prisco
euro 12,00
La Mongolfiera
Editrice 2009

Giuseppe Giglio

"Brancati è lo scrittore delle nostre inquietudini, dei nostri errori", diceva Sciascia: per quel leggervi (o rileggervi) una molteplicità di destini individuali tra le maglie di una rigorosa e lucida diagnosi morale. E l'inquietudine esistenziale resta uno dei più tenaci lasciti brancatiani tra le pagine di certa narrativa odierna. Come nel caso di Via Tarquinio Prisco, romanzo breve di Mauro Tomassoli.
In una Roma paradigma dell'incancrenita vita contemporanea, scorrono le vicende dei protagonisti: un giovane introverso, di acuta intelligenza, forse sessualmente inibito; un professore smargiasso e megalomane che dissipa l'esistenza in un abisso di lussuria sessuale disperata; una ragazza di grande sensibilità, che intreccia una relazione resa difficile da un'antica frigidità, quasi che il sesso (qualcosa di estraneo e impuro, come in certo Moravia) coincida con la perdita e la mortificazione di sé. Sullo sfondo, ad animare un misero controcanto, un grumo di gioventù bruciata da una libido che travalica in cupa ossessione, senza alcuna coscienza morale. Il sesso è anzi ostinatamente perseguito quale irrinunciabile ideale di vita. La lussuria, dunque: la cui esasperata tragicommedia, lontano da ogni felice sensualità, restituisce uomini torpidi, dallo sguardo che sembra porsi al di fuori dell'intelligenza, della vita, nel ventre antico di una città-teatro ove alligna la vera solitudine: quella che, pirandellianamente, si avverte proprio in mezzo agli altri. E l'imperfezione dell'esistenza finisce per acquistare i caratteri angoscianti di un'incontrollabile deflagrazione dell'irrazionale, di una nuova brancatiana "ripresa buia della luce": l'obbligo di accoppiarsi, di scatenarsi; per essere appagati, sazi. E un sorriso sottile e amaro sembra distendersi su un ritratto generazionale in cui la luce dell'intelligenza e l'aspirazione alla felicità continuamente si mescolano col torbido dell'esistenza, nell'impossibilità di trovare un senso, una definizione del proprio stare al mondo.

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