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Soriga Flavio - Il cuore dei briganti

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Tra storia e magia

FLAVIO SORIGA
Il cuore dei briganti

pp. 353, euro 18
Romanzo Bompiani 2010

Oscar Buonamano

Dopo il caso letterario di Sardinia Blues Flavio Soriga scrive un altro romanzo ricco di parole colorate destinato a restare nella memoria di chi legge. Una narrazione sospesa tra storia e magia nella quale la dimensione storica prevale sulla divagazione ma non la sopprime e le lascia spazio e pagine. È un continuo gioco a mettere e levare. Un delicato equilibrio tra narrazione e divertissment, dove anche la citazione ha una funzione narrativa. Sin dall'incipit - "Mi chiamo Aurelio Maria Cabrè di Rosacroce, ho forti le braccia e le gambe e occhi e capelli nerissimi, sono nato nobile e ora corro i boschi di Hermos…" - la mente non può fare a meno di ritornare un'altra narrazione magica dove Hermosa è Macondo e Aurelio Maria Cabrè di Rosacroce è Aureliano Buendia. Così come i dialoghi fitti e diluiti nel tempo di Aurelio con l'amico greco Nicolas rimandano ai dialoghi e alle domande che Kublai Khan pone a Marco Polo nel viaggio immaginifico che il grande esploratore veneziano compie nelle Città invisibili. Più diretto e singolare, fuori da ogni schema, è invece il riferimento a una delle più belle canzoni di Francesco De Gregori, La storia siamo noi, che irrompe nella narrazione per svolgere una funzione quasi maieutica in una traslazione spazio-temporale che ricorda Non ci resta che piangere e l'indimenticata coppia formata da Massimo Troisi e Roberto Benigni.
"Una storia d'altri tempi, di prima del motore", di briganti e di baroni, di battaglie e di gelosia. All'ansia di raccontare un mondo che sta cambiando, la Grande storia, si accosta la maestrìa nel narrare la tensione amorosa che attraversa le vite dei protagonisti. Una scrittura che diviene onomatopeica quando descrive la stanchezza fisica dei personaggi o l'inclemenza delle condizioni atmosferiche.
"[…]ognuno è chi vuole essere, ognuno è il santo di cui indossa il vestito" pensa Aurelio Maria Cabrè di Rosacroce all'inizio del romanzo, una considerazione che attiene alla condizione umana, che non ha tempo e che attraversa il tempo.

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