RECENSIONI
Macabro e perturbante |
|
SHIRLEY JACKSON |
Scrittrice poco nota in Italia, la Jackson dimostra, con questa brevissima raccolta di quattro racconti, pubblicata originariamente nel 1949, di essere una delle voci più interessanti del Novecento fantastico, macabro e, usando un termine freudiano adoperato anche in letteratura, perturbante. La migliore prova di ciò è la stima di Stephen King che naturalmente è un maestro di tale genere. Il racconto che dà il titolo alla raccolta è l’esempio più chiaro dello stile e dei temi tipici dell’autrice. In un villaggio del New England si svolge una lotteria davvero singolare, il cui premio sarà svelato soltanto alla fine. La Jackson è molto abile nel descrivere realisticamente i particolari quotidiani di una piccola comunità agricola, dando vita ad un quadro agreste placido, allegro, spensierato. Solamente nell’ultima pagina questi elementi sparsi, inizialmente innocui e privi di importanza, si compongono in un insieme assolutamente sorprendente che vuole sconcertare ed allibire. Il finale si concentra in una breve ed efficace descrizione del premio, senza preoccuparsi di illustrare cosa avverrà in seguito. Tuttavia, ripensando ai dettagli forniti nel corso della narrazione, l’inquietudine sembra addirittura aumentare, in quanto si intravedono barlumi di un mondo dominato da leggi incomprensibili e spietate: il quadro agreste ha perso i suoi colori originari, ora non è più possibile aspettarsi niente di piacevole e rilassante, come inizialmente immaginato. La grandezza della Jackson consiste nel mostrare, attraverso una scena molto forte ma breve ed altri dettagli secondari, soltanto per un attimo una realtà sconosciuta, inquietante e, soprattutto, perturbante: è possibile, infatti, definire in tale maniera tutto ciò che, appartenente alla sfera del quotidiano, si carica, ambiguamente ed inaspettatamente, di significati inquietanti e negativi. Hoffmann, con L’uomo della sabbia, Maupassant, con Le horla, e soprattutto James, con Il giro di vite, hanno dimostrato come la realtà più tangibile e concreta possa nascondere atroci segreti. La Jackson ha ottenuto tutto ciò con questo racconto, senza ricorrere alle forme del genere fantastico. Inoltre, non è forse del tutto improprio paragonare il finale, improvviso, a sorpresa e privo di sviluppi, ai modelli dei thriller cinematografici, in cui si scoprono, senza più la possibilità di porre rimedio, l’identità e le vere intenzioni del colpevole.
|