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RICHARD MABEY |
La sua 'Flora britannica' è del 1988, un'opera monumentale che ha ottenuto ottimi riscontri di vendite e di critica in Inghilterra: Time l'ha definita come la migliore guida naturalistica mai pubblicata. Ma, con una di quelle svolte repentine che paiono attestare la perfida intelligenza del caso, una terribile crisi depressiva si è poi abbattuta con lo stesso fragore di un tempesta inattesa sull'autore: "dentro i miei pensieri non c'era spazio che per la malattia. Ero intrappolato in un nastro di Möbius, quel particolare oggetto matematico simile ad un anello ritorto con una faccia sola. Nel mio caso questa faccia era l'angoscia". La lenta guarigione comincia con l'abbandono della sua protettiva casa d'infanzia e conseguente trasferimento coatto in una magione isolata nelle pianure del Norfolk, East Anglia. Qui l'adesione empatica con ogni singola, minuta manifestazione della natura e l'auscultazione preziosa delle illimitate sfaccettature del mondo conduce l'autore verso il recupero di una accettabile condizione esistenziale. E questo libro è la cronaca di questa particolare vicenda umana, a partire dal rovesciamento della convenzione stolta secondo la quale i testi che riguardano la natura debbano forzatamente essere oggettivi e freddi: secondo questa strampalata ipotesi, infatti, l'io che scrive di flora e fauna dovrebbe autoeclissarsi " come se la nostra esperienza del mondo fosse un hobby, un diversivo, magari un evento valutabile solo attraverso la lente oggettiva e distante della scienza". Per Richard Mabey, invece, è illogico separare l'esperienza del mondo dalla dimensione dell'io biografico. Proprio nel continuo intrecciarsi fra scrittura narrativa e scientifica risiede la straniante, enigmatica bellezza di quest'opera non facilmente dimenticabile. Un libro pieno di storie ed osservazioni sugli animali, piante, uomini e luoghi, tanto che sarebbe stato un sussidio necessario e non ornamentale un apparato illustrativo sugli ambienti e sui 'personaggi' del mondo vegetale ed animale tanto sapidamente evocati in queste pagine. Tante sono poi le incursioni ed i rimandi che non possono essere politica, arte, botanica, zoologia, etologia,…, ma lo spazio di una semplice recensione consente solo alcune fugaci annotazioni. Per esempio, l'accenno che Mabey fa sull'orrore della deforestazione e dell'inquinamento, sulla progressiva scomparsa della biodiversità che conduce a rinunciare stupidamente ad ogni nostro retaggio animalesco e vitale, autoesiliandoci così dalla bellezza e vitalità del mondo. La dimostrazione della follia antropocentrica ( la specie autoeletta che deve gestire i destini altrui) che altro non è se non la maschera di una perniciosa volontà di potenza. La natura trattata alla stregua di una fattoria o di una colonia. Non so se anche questo era nella volontà dell'autore, ma a libro chiuso, si ha una percezione più completa e totalizzante di ciò che ci circonda, più acuta e meno distratta: nessuna esperienza pare infima o insignificante. Certo non ci imbatteremo nella stessa lussuriosa bellezza della natura che Mabey osserva, tra acume e pietas, nella sua East Anglia: l'autore si muove infatti fra il profumo dell'erba riarsa ed il velluto dell'orchidee, il volo elettrico dei pipistrelli ed il bramire dei caprioli, l'affascinante invasione degli insetti ( i muri delle case punteggiati da geroglifici viventi), la danza delle gru, il sentore dolce e allarmante di muschio, cenere e morte che è il preannuncio della polvere fossile, il vibrato del caprimulgo e l'infinità saggezza dei gatti e dei corsi d'acqua. Ma anche esperienze alla portata di tutti: riflettiamo per esempio sul volo di una rondine: 10milachilometri in solitudine, lungo rotte scritte nel suo sistema nervoso centrale. I dati del mondo esterno( il salmastro del mare, il profumo della macchia mediterranea, la polvere che sale dai villaggi africani,…) continuamente confrontati con ciò che è già tracciato nel proprio Dna. Un libro che ci parla del profondo enigma della vita, dell'esuberante vitalità della creazione, del suo ritmo antico, misterioso, imprevedibile. |