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Riccardo Reim - Il cuore oscuro dell'Ottocento

RECENSIONI







Nei misteri italiani non si ricercano più
le condizioni sociali

RICCARDO REIM
Il cuore oscuro
dell'Ottocento

pp 372, euro 16
Avagliano, 2008

Barbara Pasqualetto

Avagliano ha arricchito la collana "Il Melograno" pubblicando un'ulteriore fatica a cura di Riccardo Reim dal titolo Il cuore oscuro dell'Ottocento, che promette scenari misteriosi e inquietanti tali da assorbire il lettore in un lungo, appassionante viaggio.
Ed in realtà credo che Reim questo abbia voluto, aprendo uno squarcio nella tela del tempo e attraversando un'epoca per coglierne aspetti, gusti, figure, vizi, depravazioni che quasi in una gara di orrorifico gli scrittori del tempo ci propongono. Il saggio illuminante che apre il volume è firmato dallo stesso Reim ed è fondamentale per leggere ed interpretare le pagine antologiche che seguono. Il fiume letterario che navighiamo, assai suggestivo per larghe fasce di lettori dell'epoca, viene spesso contestato e denigrato dai critici eppure gode di ottima salute e viene amato alla follia, a giudicare anche dalle altissime tirature e le molte riedizioni. È debitore di una sorgente francese, Les mystères de Paris di Eugène Sue, che ha spopolato in Francia ed in Europa, ma si potrebbe più correttamente aggiungere anche di altre polle sorgive francesi quali i romanzi di Xavier de Montépin, Ponson du Terrail, Paul D'Ennery.
Ci avverte infatti Riccardo Reim: "Nei Misteri italiani (che cumulano modi, stili, e linguaggi disparatissimi) non si ricercano più, come nelle opere di Sue, le radici della condizione sociale, ma semplicemente si espone, diciamo così, la 'stranezza', lo 'straordinario' della situazione stessa: la vita si fa narrazione, più romanzesca del romanzo". Ed ancora, mettendo a fuoco con grande lucidità il feuilleton nazionale: "Si tenta una via italiana ai Mystères, alla città tentacolare e ai suoi aspetti più sconvolgenti e segreti. Fra appendici, puntate, almanacchi e strenne, i 'distinti lettori' e le 'lettrici finissime' possono provare qualche moderato brivido con i più casalinghi (e meno impegnativi) Misteri che si svolgono ad alcune centinaia di metri dalle loro confortevoli e rassicuranti abitazioni [...] universi fittizi dove la vita acquista il sapore della trasgressione e dell'avventura, ma che dopo intrighi, seduzioni,batticuori e delitti finiscono per risultare in fondo in fondo consolatori".
Le pagine antologiche rendono alla perfezione questo spaccato epocale. Il punto d'avvio è una pagina di Antonio Ranieri, datata addirittura 1839, e l'approdo ideale una pagina di Carolina Invernizio del 1915. Quasi un secolo separa l'autore di Ginevra o l'orfana dell'Annunziata, che, date alla mano, si vantava niente meno che di essere stato lui l'ispiratore del grande feuilletoniste francese Sue, da quella straordinaria interprete del genere che ne segna con la sua morte, avvenuta nel 1916, se non la sua fine, certamente un suo profondo mutamento ed adattamento che si verificherà dopo il grande conflitto mondiale. Reim ha percorso questo contenitore temporale trasversalmente cogliendo alcuni fili conduttori che hanno la funzione di offrirci, possiamo dire, quasi delle mostre a tema. Ed ecco le tele che rappresentano "I luoghi e i ritrovi", ambienti degradati e cupi, ai margini della società, ed i grandi ritratti dei "Tipi straordinari" che a fosche tinte raffigurano il peggio del repertorio lombrosiano.
Segue poi la sezione delle "Donne oneste e disoneste, angeli e maliarde, sedotte e seduttrici", perché nell'appendice la donna può essere solo così, o totalmente virtuosa o tentatrice, demoniaca e fatale. E non poteva mancare il segmento dedicato al "Clero", quadri dalle forti tinte anticlericali, che rispecchiano viscerali correnti ideologiche dell'epoca. E poi le pitture di genere come "Il brigantaggio" e "Le associazioni e le sette segrete" ad illustrare quei cancri sociali che tramano per destabilizzare Stato, ordine e legalità. Vasti gli affreschi dedicati alla plebe, al popolo, alla folla, anonima, ignorante, sfruttata, affamata protagonista di una trama storica che la colloca sempre ai margini.
Ed infine quelle opere che più solleticavano il pubblico ansioso di conoscere lo straordinario, di essere sorpreso al di là di ogni limite, le opere che rappresentano "Delitti, superstizioni e fattacci" ed "Impossibili peccati, impossibili misteri". Le firme non sono tutte di prim'ordine e lo sappiamo, ma tutte sono perfettamente in grado di svolgere il loro compito di fotografi di un costume e di un'epoca. Fra di loro si distinguono Francesco Mastriani e Carolina Invernizio e, giustamente, Riccardo Reim dà più spazio alla loro testimonianza ed alla loro efficace penna.
Si legge e si pensa a quanto sia lontano da noi questo mondo; leggiamo, guardiamo questi quadri con sorpresa, con divertimento, con distacco. La presa feroce che avevano allora è stata smarrita, sono come le fotografie color seppia di nostri avi che ci guardano dalle loro cornici senza avere la potenza diretta della comunicazione emotiva. Eppure credo che questa memoria l'autore abbia fatto bene a riproporcela anche perché ha una sua valenza storica che va opportunamente segnalata in un clima di celebrazioni del 150° anniversario dell'unità d'Italia. Anche il piacere dell'appendice, del feuilleton, del romanzo popolare ha contribuito e non poco ad unificare il nostro Paese nei gusti, nei costumi, nelle letture: non a caso si è praticamente spento o molto modificato quando, dopo il primo conflitto mondiale, l'unità venne definitivamente raggiunta.




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