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Raffaele Puccio- la capra d'oro e altri racconti

RECENSIONI




Viaggio nella identità iblea

RAFFAELE PUCCIO
La capra d'oro
e altri racconti

pp. 176
tipografia CDB,
Ragusa 2010

Giuseppe Nativo

"Verus amor nullum novit habere modum" ("il vero amore non conosce limiti"), scrive il poeta latino Properzio nelle sue "Elegiae". Ed è proprio vero amore quello che pervade l'animo dello scrittore innamorato del luogo natio da cui distilla colori, odori, sentimenti che goccia dopo goccia riempiono le sue righe come fluido magmatico sgorgante dalla sua penna. Tutto ciò si coglie sfogliando le pagine del libro "La capra d'oro e altri racconti" (tipografia CDB, Ragusa 2010, pp. 176) dove si gusta il sapore, l'energia genuina e ammaliante della terra iblea che, per stare ai versi di Pascoli, può essere paragonata come "una barca, il sole per timone, / e bianche e nere nuvole per vele".
L'autore, che adesso esordisce nel campo della narrativa, è Raffaele Puccio, giarratanese di nascita, già docente di materie letterarie presso istituti scolastici di terra iblea. Ama moltissimo poetare ed è autore di componimenti poetici pubblicati in varie raccolte antologiche. Uomo dal carattere mite e di poche parole, Puccio, ambientalista accanito, buon conoscitore della lingua latina (sue le recenti "Liriche d'amore della latinità", una ponderosa antologia di brani di poeti latini con traduzione italiana in versi), ama trascorrere le giornate tra la marina ed il suo fazzoletto di terra lontano dal caos tumultuoso della giungla urbana.
I dieci racconti contenuti nel volume, che si aprono come un sipario nel palcoscenico della vita, rappresentano il "viaggio nell'identità" - come annota il prefatore Federico Guastella - una navigazione che dischiude storie che vivono nei luoghi e luoghi che vivono nel cuore dell'autore. Testimonianze, presenze del passato, vive e immutabili, vengono incontro al lettore, avvolto in un clima dal sapore antico. Raccontano una storia. Raccontano la terra iblea tra l'odore e il colore degli agrumi. Un viaggio meraviglioso, nel tempo e nello spazio, che l'autore intraprende con uno stile fluido che di tanto in tanto infarcisce di espressioni tipiche dialettali dando alla narrazione una sorta di "creatività aurorale". Le "cronachette paesane", da cui attinge Puccio, vengono restituite al lettore con una straordinaria sensibilità che "sa cogliere ogni minima piega della quotidianità". Una quotidianità la cui dinamica è descritta con rara qualità affabulatrice che riesce a instillare emozioni.
Ciò si può cogliere nel racconto "Carmelo Adelfo" in cui il protagonista, nelle "belle pagine in cui si narra d'una microstoria contadina" intrisa di stenti, di guasti provocati dalla guerra, "nato in campagna, in una stalla", venuto al mondo "piangendo come fosse stato punto da spilli" e fattosi grande "senza neanche il tempo di gustare l'innocenza della fanciullezza", preso dal "tedio" leopardiano, dialoga con il proprio mulo confidandogli pensieri, ansie e speranze che gli "frullavano nel cervello".
Il racconto "La Capra d'oro", che dà il titolo alla raccolta, è il recupero di una storiella leggendaria autoctona di tesori nascosti rivisitata e "trasfigurata" in un "apologo sullo stato dell'uomo di oggi".

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