RECENSIONI
Si sopravvive alimentando sogni ed emozioni |
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GIULIANO PARENTI
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Abbagliati, accoppiati, decaduti, evoluti,, sono le quattro sezioni di Racconti col fiato corto di Giuliano Parenti, racconti in cui l'autore gioca con disinvoltura con la parola, per creare situazioni, fissare gesti e personaggi, scolpire atmosfere, con inquadratura a tutto campo su un'umanità carica di storpiature, vizi, malattie, eccessi. Linguaggio visivo che ricorda il teatro, con incipit carichi di aspettative e tensione. I personaggi di questa galleria hanno tutti qualcosa di troppo, una mania, un'ossessione, una forma sottile di pazzia che si cerca di mimetizzare tra i gesti del quotidiano, ma che finisce per stigmatizzare il personaggio che appare nella sua veste di marionetta, espressione di una società disorientata e sofferente. Ricorre l'idealizzazione di un mito, persona o oggetto che sia, del modello divinizzato e venerato, nel tentativo di riempire il vuoto di personalità azzerate con struttura mentale piatta. L'individuo è colto nel suo cerchio di solitudine: "Aiuto…masticò lui con uno degli ultimi fiati. La voce dell'Elvira diretta ad altezza del viso gli passò sopra: - Certo che ho bisogno di aiuto, il televisore fa le righe, proprio ora che stanno per scoprire il colpevole". (Bagliori di cenere). I compromessi a cui costringe la necessità di sopravvivere reclamano sottili forme di violenza, come se fossero palline gommose antistress. Capita anche che proprio una pallina colorata sia l'unico elemento che resta a testimonianza di un'umanità estinta (Ok nell'alto dei cieli). Tutto è esasperato in un tragicomico susseguirsi di dialoghi beckettiani, in una dimensione allucinata e surreale, dove l'autosuggestione galoppa ed essere potenziali vittime di un crimine diventa abitudine, e si banalizza di fronte ai guai personali che scorrono e si ingigantiscono, come un ultim o film della mente (Babbo letale). La comunicazione perde i pezzi, la negazione di umanità crea mostri, l'anomali pretende il posto della normalità, il culto dell'immagine ha mangiato le test a e il cuore. Non è sfuggito niente Giuliano Parenti, di questa umanità che ha perso i punti di riferimento, delle sue contraddizioni, delle sue sacche di miseria, del suo bisogno di verità, dei suoi letali appiattimenti, delle sue disfunzioni, della sua negazione della giustizia sociale.: " Se non mi vuole come cane -disse Ossadure con la sua voce calma- può dirmi riandare e io questa volta andrò" (Un uomo dietro la porta). Ma l'umanità reclama di essere, gli istinti non riescono ad essere ingabbiati dalla ragione (Uomini e cani); se non si riesce più a dialogare con l'uomo si fa con un asino. Se manca il calore umano ci si riscalda con un animale. Quella umanità vuole sopravvivere ed alimentare sogni ed emozioni, siano essi un vecchio ponte che ricorda il primo incontro d'amore, sia il nostro attuale stadio di civiltà che apparirà, ai secoli a venire, supertecnologizzati e disumanizzati, l'età lontana delle emozioni vere. Questo messaggio chiude la raccolta, in una forma di riscatto dell'età che stiamo vivendo, che si carica di nostalgia e rimpianto di non vissuto, per la cecità dell'uomo di fronte al valore reale dei gesti più semplici ( I denti del caffé). Parenti ci travolge con una prosa asciutta, immediata, con un linguaggio coniato al momento sull'azione, su tutto uno sguardo realistico e disincantato, una ironia diffusa e mai graffiante, la pietas di chi osserva le vittime sapendo di appartenere alla stessa schiera. Una serie di quadri che scorrono come i capitoli di un romanzo, con una risata liberatoria finale, tipo happy end: - Deuterio. -Sì cara. - Ci sarà tanta truppa in paradiso? -Trippa, Aluminia, si dice trippa. Ma certo che ce ne sarà. Se no che paradiso sarebbe".
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