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Nemirovsky Irene - Come le mosche d'autunno

RECENSIONI

 

Una disperata volontà di reagire

IRENE NEMIROVSKY
Come le mosche d’autunno
trad. di
Graziella Cillario
pp. 99, euro 9
Adelphi, 2007

Federica Bianca

Come le mosche d’autunno, del 1931, è un altro esempio di come la Némirovsky sia in grado di mostrare tutte le sue qualità letterarie anche in narrazioni più brevi rispetto a Suite francese. Inoltre, questo romanzo breve è interessante in quanto salda, come avviene anche in David Golder, il mondo della vecchia Russia zarista e quello della Francia del primo dopoguerra. Protagonista è una vecchia serva dei Karin, Tat’jana Ivanovna, una ricca e nobile famiglia russa. La donna osserva incredula la fine del mondo in cui aveva sempre vissuto, spazzato via dalla rivoluzione d’ottobre. Molti personaggi della Némirovsky cercano di sfuggire al loro passato: David Golder insegue la ricchezza che gli permette di dimenticare le miserie della sua giovinezza, la protagonista La moglie di don Giovanni è vittima delle angherie della madre e dell’infedeltà del marito, Gladys in Jezabel vuole dimenticare il suo passato perché le ricorda che non è più giovane e fresca. Tat’jana, invece, cerca di serbare il ricordo della sua vita in Russia, quando, insieme ai Karin, fugge e si stabilisce in Francia. La serva, inoltre, è l’unica a conservare il ricordo di Jurij, uno dei figli dei Karin, morto durante la guerra.
La scrittrice, con la sua abituale finezza psicologica, mostra chiaramente come, alla base della disattenzione per la memoria di Jurij, non ci sia soltanto l’inconscio desiderio di tagliare definitivamente i ponti con la Russia: il ragazzo morto era il figlio meno amato, il fratello meno bello ed intelligente. Ancora una volta, quindi, l’autrice svela le meschinità e la pochezza morale che può annidarsi all’interno della famiglia: David Golder è ipocritamente circondato dalle attenzioni della moglie unicamente per il suo denaro, la ragazzina protagonista de Il ballo ha un rapporto molto sofferto con la madre, Gladys non ha intenzione di sposarsi perché ciò la farebbe invecchiare e non vuole riconoscere il nipote poiché dimostrerebbe la sua vera età e, come accennato, in La moglie di don Giovanni, la madre di Monique vive in un ambiente familiare povero di affetto e ricco di tradimenti e cattiverie.
La Parigi cui approdano i Karin non è quella raffinata ed elegante delle altre opere citate prima: sono costretti a vivere in modesti appartamenti e, per la prima volta, devono lavorare. Un eventuale legame si potrebbe cercare ne Il dono di Nabokov: in questo romanzo, infatti, è realisticamente descritta la vita degli émigrés russi a Berlino, fuggiti sempre a causa della rivoluzione russa. La vita dei Karin, inizialmente, ricorda le mosche d’autunno: spossati, annoiati, irritati, trascorrono stancamente le giornate, sfruttando la vendita dei gioielli rimasti in loro possesso: soltanto Tat’jana trova conforto nel ricordo, mentre gli altri sperano di dimenticare le ricchezze e gli agi cui erano abituati. Kirill e Loulou, gli altri figli dei Karin, per non pensare a tutto ciò si abbandonano a facili amori, all’alcol, al fumo, alle gite, alle serate con gli altri emigrati russi: cercano quasi di stordirsi, di scacciare i fantasmi, della guerra e della morte, che li hanno sfiorati, così come la bella Gladys si tuffa nei piaceri per dimostrare a se stessa che la vecchiaia è ancora lontana.
A ben vedere, tutti i personaggi della Nèmirovsky mostrano una disperata volontà di reagire, di non rimanere schiacciati dagli eventi, anche se ciò non avviene secondo impulsi moralmente positivi: Golder, dopo il suo fallimento, crea un nuovo impero petrolifero, volendo salvaguardare il proprio onore e non quello della figlia, la madre di Monique, per vendicarsi del marito, lo tradisce con un altro uomo. La mite e testarda Tat’jana, però, come altri personaggi della Némirovsky, paga a caro prezzo il proprio comportamento. Se Golder muore a causa degli enormi sforzi profusi per accumulare ricchezza e Gladys è imprigionata per aver ucciso suo nipote che voleva rendere pubblica la loro parentela, la serva è tradita dal suo amore per la vita trascorsa in Russia. Come per altri personaggi della scrittrice, il finale della vicenda vede Tat’jana sola, ormai emarginata dai Karin. Più che in altre opere, tuttavia, Come le mosche d’autunno,grazie ad un epilogo amaro ed inaspettato, manifesta un profondo pessimismo, in quanto all’uomo è negata persino la salvezza costituita dai propri sogni e dalla dolcezza del ricordo.


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