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Neil Jordan - Aurora con mostro marino

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Immagini per rivivere il passato

NEIL JORDAN
Aurora con mostro marino

Ed Cavallo di Ferro 2010
pag.192, euro 16

Marisa Cecchetti

Un regista abituato ad usare l'immagine per veicolare storie e messaggi, che sorprende felicemente anche con i suoi romanzi: Neil Jordan ha ricevuto il Gaurdian Fiction Award come scrittore.
"Aurora con mostro marino" ci porta in Irlanda, il suo paese, quando non sono ancora sopite le tensioni successive al trattato anglo-irlandese che sanciva l'indipendenza nel 1921, momento storico che lui ha già affrontato nel film "Michael Collins". Romanzo dove le parole hanno la stessa potenza delle immagini e si fanno al tempo stesso evocatrici di sogno e di poesia
Donal Gore, il protagonista, il cui padre si è chiuso in posizioni conservatrici dopo aver combattuto per l'indipendenza e aver visto le atrocità della guerra civile, va in Spagna a sostenere la repubblica, ed è fatto subito prigioniero dai tedeschi prima ancora di arrivare a Madrid. Si susseguono i giorni nel carcere, con l'esecuzione dei compagni di prigionia sotto i suoi occhi, nell'attesa che arrivi la chiamata finale anche per lui. Ma Donal scamperà alla morte suo malgrado, non solo perché qualcuno ha fatto intercessione per lui dall'Irlanda, ma anche perché il movimento rivoluzionario al quale appartiene ha simpatie per il Reicha. L'ufficiale tedesco che lo aiuta a mettersi in salvo gli chiede in cambio la collaborazione. Intanto la Germania ha invaso la Polonia ed è scoppiata la guerra. L'Irlanda è neutrale.
Ma non è il tema storico ad avere la meglio nel romanzo, anche se vi sono intrecciate le vicende dei personaggi. Il romanzo è la storia di un complesso rapporto padre-figlio ed è un romanzo di mare.
Il mare li lega con i suoi riti e i suoi silenzi. Alla sera quando c'è la bassa marea, Donal va col padre a mettere le lenze conficcando dei paletti nella sabbia bagnata, restano attaccati agli ami i vermetti cercati nella rena. I pesci vi arrivano con l'alta marea. Al mattino i due ritornano a controllare e a raccogliere il pescato che portano con orgoglio a casa, un edificio sul lungomare schiaffeggiato dai venti che ne hanno mangiato il colore. Sono momenti che hanno il gusto dell'avventura e della magia, i ricordi più belli e più intimi che il giovane conserverà di suo padre, del resto non avvezzo ad esprimere le proprie emozioni a parole.
Ma su quella riva resta anche il ricordo del grido e della corsa affannata del padre quando viene informato della morte della moglie. Donal ha sei anni, gli resteranno solo immagini della madre malata. -Ce la faremo?- sono le poche parole in cui il padre racchiude il dramma e la paura del futuro.
Trascorrono gli anni e il ragazzo si avvicina al pianoforte per riascoltare le musiche che suonava sua madre. E' allora che entra in casa una figura nuova, Rose, giovane insegnante di musica che arriva camminando sulla riva invasa dall'acqua, e poi si asciuga i vestiti davanti alla stufa accesa, i capelli biondi sparsi sulle spalle. Rose diventa la passione di Donal, in una relazione intensa, ma anche la donna con cui il padre vuole ricostruire la famiglia, sposandola.
Lei accetta. E' allora che Donal sceglie la Spagna repubblicana, non potendo tollerare questa scelta di lei, e per punire il padre, perché quella partenza gli arrecherà dolore. E quando Donal ritorna lo ritrova in carrozzella e muto, con Rose che lo accudisce. Rimane senza risposta la domanda se abbia a suo tempo saputo dell'intesa tra i giovani, se ora si renda conto, nella sua infermità, della storia che continua a legarli. Rimane una presenza silenziosa, come un bambino afasico e tranquillo che Donal porta a passeggio sul mare, riscoprendo i riti che li avvicinavano, e parlandogli come non ha fatto mai prima, ma senza possibilità di risposta.
Figura inquietante, quella di Donal, passionale e razionale ad un tempo, che mentre fa il gioco dei tedeschi, secondo i patti che ha dovuto accettare al momento della liberazione e secondo la logica "Le difficoltà dell'Inghilterra sono le opportunità dell'Irlanda", collabora al tempo stesso con il proprio governo neutrale.
Il rapporto col padre rimane per ora irrisolto, al di là di ogni scrupolo morale, in questa famiglia dove si sono rovesciati i ruoli, il padre divenuto figlio, il figlio che ne ha preso il posto accanto alla matrigna, come un nuovo capofamiglia, sicuro di sé e deciso, tanto da trascinare il padre nelle sue azioni di spionaggio.
E il mostro? Il mostro è dentro Donal e lo consuma, in quella vita vissuta nel tradimento, di tutti.
Ma un giorno un mostro emerge anche dall'oceano, sulla costa atlantica: "Vedevo l'acqua che si riempiva di schiuma, come se ci fosse una grande pressione di sotto. Prima di tutto spuntò la torretta, poi il lucido scafo nero, mentre l'acqua scivolava via come la pelle che si stacca dalle ossa". O forse è un mostro, un fenomeno nel senso etimologico del termine, quella creatura che lui slama dalla lenza una mattina e che assume il valore di una vittima sacrificale: "Si delineò, gigantesca e maestosa, una creatura uncinata proveniente da qualche remota profondità, che fremeva di tanto in tanto nella brezza del mattino, completamente ricoperta di squame argentate, con gli occhi sporgenti e gonfi, la bocca a tulipano, un corno perfetto e ricurvo sulla fronte". Oppure quel vecchio dai piedi ossuti che emerge dall'acqua e avanza verso di lui, i pantaloni arrotolati intorno ai polpacci, a dare spiegazioni e a ripetere col figlio il rito delle lenze, in quel mare che "aveva dato voce a tutto ciò che non si erano mai detti".



Nato a Sligo, in Irlanda, Neil Jordan è regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, nonché autore di libri di grande successo. Di lui ricordiamo "Michael Collins", Leone d'oro a Venezia nel 1991, "Intervista col vampiro" del 1994, "La moglie del soldato", col quale ha vinto il Premio Oscar per la migliore sceneggiatura, nel 1993. Come scrittore è vincitore del Guardian Fiction Award. Tra i suoi libri ricordiamo Shade, Night in Tunisia, The Dream of a Beast.

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