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ENZO GIANMARIA |
Capita più che non si creda di leggere un libro che contiene dentro un altro libro, indipendentemente dal fatto che il libro incorporato sia stato letto dall'autore del libro che stai leggendo. Perché ci sono temi che stanno nell'aria che respiriamo, galleggiano sulla nostra coscienza, ce li diciamo giurando di volerne uscire fuori - e intendo fuori dai guasti che li accompagnano, dagli strascichi che si lasciano dietro. Che angustiano le coscienze, quando capita, che non è cosa di tutti i giorni, di avere riguardo ai temi delle coscienze. Avviene così per questo primo libro (un romanzo accompagnato da una postfazione di Alessandro Quasimodo) di Enzo Gianmaria Napolillo (Remo contro, Pendragon 2009, pagg. 246, € 14,00), dentro il quale senti tutta intera la tragica analisi che in un libro recente, L'ospite inquietante, Umberto Galimberti ha fatto dell'ultimo nichilismo, diventato ormai il fondo culturale dei giovani del nostro tempo. Eviscerato, nella cupa evoluzione dei tempi, delle ragioni pur nobili che lo avevano costruito negli a cavallo tra ottocento e novecento fino ai tempi dei grandi macelli, da Nietzsche ad Heidegger e oltre, che almeno parlavano di cose serie. E ne soffrivano, almeno il primo.
Che è poi la storia del quasi trentenne Remo, milanese che ha abbandonato gli studi e vive perso dietro sogni di cui non ha piena consapevolezza. Lascia la famiglia, per un po' vive con Lara, trova un lavoro che non gli piace, ha l'opportunità di andare in gita a Formentera e qui incontra Naileen: una ragazzina bellissima e disponibile ma come lui persa dietro il nulla di un lasciarsi andare che si traduce al momento in una costante volontà di trasgressione neanche intesa come trasgressione. Remo ne rimane stregato, se ne innamora, la possiede e ne è posseduto, in un vortice di amori-non amori, tradimenti-non tradimenti, dove la volontà dei singoli (loro due ma anche il mondo che li circonda) si trova annullata nella promiscuità infinita della movida di Formentera non meno di quanto avvenga nella solitudine di una casa di Milano o, peggio, nel mondo tentacolare di una Londra che non ci mette molto a mostrare il suo volto di ricettacolo di reietti. Dove confluisce un'umanità che crede di illudersi senza che in verità sappia neanche di cosa può illudersi e intanto scende sempre più in basso, gradino dopo gradino, nella droga e nel sesso più degradato, coll'unico risultato di annullare sempre più alla radice le possibilità di risalita. È bensì vero che alternative appaiono: la famiglia, l'amicizia. Ma il vuoto è talmente vuoto che anch'esse finiscono per essere annullate dentro la sua voragine. Salvo a risultare vincenti nell'ultima pagina della storia angosciosa, che è anche l'ultima del libro, ma sentite come sconfitta rassegnata, come segno del fallimento di chi ha comunque subito una sconfitta, perché non ha saputo realizzare quel sogno di parole che ancora non riescono a farsi intendere per quello che in verità erano: parole, parole… |