RECENSIONI
Il vissuto, un caleidoscopio di immagini |
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PAUL MULDOON
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A conferma della grande vitalità della poesia irlandese contemporanea, riaffacciatasi prepotentemente alla ribalta con l'attribuzione del Nobel a Seamus Heaney dopo un parziale oblio che risaliva almeno ai tempi di Yeats (di Beckett poeta, infatti, se si escludono le ottime traduzioni di Juan Rodolfo Wilcock, si è parlato piuttosto poco in Italia), appare nello Specchio mondadoriano un'ampia antologia dell'opera di Paul Muldoon, classe 1951. Dalla sua scarna biografia si ricava che, accanto alla scrittura in versi, Muldoon ha frequentato gli ambiti della comunicazione radiotelevisiva per approdare infine negli Stati Uniti, dove è professore presso l'università di Princeton. Nessun evento straordinario sembra aver segnato la sua esistenza, come del resto accade allo stesso Heaney e ad altri poeti che meriterebbero, qui da noi, maggiore attenzione, come Michael Hartnett, erede di una lunga tradizione in gaelico: l'osservazione del quotidiano, l'esplorazione dei recinti più prossimi dell'esperienza, divengono di per sé, per questi autori, materia sufficiente, direi ragione sufficiente al loro stesso poetare. Eppure la poesia irlandese del secondo Novecento non ha trascurato quella lezione di visionarietà, di trasposizione della realtà su un piano mitografico di cui si era alimentata proprio la poesia di Yeats nelle sue stagioni più feconde; dietro le immagini più consuete, infatti, va a sedimentarsi quella capacità di lettura e interpretazione del mondo che sostanzia il suo stesso ampliarsi, il suo incessante metaforizzarsi. Per questo anche nella scrittura di Muldoon quel mondo può rifrangersi in una serie di figure da caleidoscopio, apparire nei suoi accostamenti più incongrui, restituendo al lettore, prima di ogni cosa, l'efficacia di un sentimento che catalizza ogni esperienza e la restituisce a una significazione universale. E ancora per questo è impossibile parlare di minimalismo, per questi autori, proprio perché a partire dal dato in apparenza insignificante o privato, essi hanno saputo rimettere in moto un ampio processo immaginativo, facendo dell'esperienza materia di un racconto comune, e dei luoghi da cui sono partiti le radici di una piccola epopea. |