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Mark Pastor - La maledetta

INTERVISTE











La vera storia di Enriqueta

MARC PASTOR
La Maledetta
pp 240, euro 16
Giano Editore
Collana Nero Giano

Lidia Gualdoni

“Io sono tutto e posso essere ovunque. Io non sono la fine del cammino: sono il cammino”.' così che si presenta, in prima persona, la Morte, nascosta dietro la voce distaccata del narratore, nel primo capitolo de maledetta, il nuovo romanzo dello spagnolo Marc Pastor. Il lettore dovrà però dimenticare i teschi, gli scheletri, le tuniche scure e le falci, orbite vuote, gemiti di dolore, le risa malefiche, le apparizioni spettrali - questi sono gli uomini, con le loro paure, le loro fantasie, i loro incubi - la morte, che aleggia su tutto il romanzo e diventa essa stessa protagonista allorché si tratta di offrire una visione più ampia degli avvenimenti, si manifesta piuttosto come una “voce nella testa”, come il recitare di una persona accanto al letto, come un ricordo disseppellito da un odore...che è venuta a raccontarci è la storia di Enriqueta MartíRipollès, una delle figure più feroci e sanguinarie della Spagna dei primi del Novecento, accuse che portarono alla sua cattura andavano dalla prostituzione alla corruzione di minori, dal rapimento all'omicidio; le sue vittime erano i figli di prostitute che, non denunciando per paura la loro scomparsa, coprirono inconsapevolmente i traffici di quella che, non a caso venne soprannominata “la vampira del carrer Ponent”. Enriqueta, infatti, così come si scoprì, beveva il sangue dei bambini uccisi ed utilizzava alcuni loro organi per la preparazione di intrugli e medicamenti da vendere ai ricchi notabili della città. polizia preferì minimizzare le voci che da tempo giravano fra i vicoli oscuri di una Barcellona vittoriana, ma quando ad essere rapita fu Teresita, la figlia dei Guitar, una famiglia umile ma molto amata dal vicinato, il malcontento non poté più essere arginato e le accuse sull'inettitudine della polizia, sempre più pressanti, costrinsero gli investigatori ad un'azione risolutiva. Fu così che Enriqueta fu catturata all'inizio del 1912 e incarcerata; ancora in attesa di giudizio, morì un anno dopo, in circostanze che sono rimaste a lungo avvolte dal mistero.' dunque sulla cronaca, vera e documentata, di un caso che per mesi tenne la Spagna, e Barcellona in particolare, con il fiato sospeso che si basa il romanzo di Marc Pastor - nato a Barcellona e laureato in Criminologia e Politica Criminale, lavora alla polizia scientifica - la cui fantasia è stata alimentata dalla personalità originale e complessa di Enriqueta e da una vicenda che, pur presentando ancora alcune ombre a lacune, era stata velocemente archiviata dalla memoria collettiva: “Tutte le storie hanno un finale, e quello della nostra si sta avvicinando. I finali, però, non sono mai un punto a capo, bensì la brusca interruzione nel momento scelto dal narratore. Il mondo intorno continua a girare, più o meno influenzato dai fatti narrati, e va sempre avanti grazie all'inerzia della realtà. La nostra storia, invece, sta per arrivare alla sua conclusione naturale, anche se non si direbbe, considerato che da qualche giorno la città ha smesso di pensare ai bambini scomparsi per concentrarsi su quello che sa fare meglio: creare sterili gruppi di discussione politica, seguire con interesse l'imminente Coppa del Re che il Futbol Club di Barcellona ha preso molto sul serio, o derubare i marina stranieri per le strade del quartiere della Marina. Barcellona ora ama ora dimentica, odia e subito dopo si addormenta, e quello che oggi è un panico insuperabile domani si scioglierà come una zolletta di zucchero umida tra le pagine dei giornali”.Marc Pastor era ormai giunto il momento di riappropriarsi di una pagina di storia, di riprendere questa vicenda proponendone una nuova versione che, pur nella sua aderenza alla cronaca, risulta arricchita di personaggi originali e interessanti, come il combattivo Moisès Corvo, ispettore della polizia di Barcellona, ed il suo collega, Juan Malsano. Stilos ha intervistato l'autore.


e come ha cominciato ad interessarsi ad Enriqueta ed alla sua storia?
è cominciato cinque anni fa, ascoltando un programma notturno alla radio, che raccontava storie di mostri e leggende del terrore di carattere quasi , fra le quali quella di una vampira di Barcellona, di cui non avevo mai sentito parlare, nonostante questa fosse la mia città: una donna che di giorno era una mendicante e di notte una ricca duchessa, che si dedicava a rapire, uccidere e dissanguare i bambini per fare cosmetici. Era una storia che aveva bisogno di diventare un romanzo. Il problema era che cinque anni fa non era così facile trovare informazioni su questo soggetto di quanto lo sia oggi, visto che basta digitare il suo nome su Google per avere notizie, e quindi il lavoro di ricerca è stato molto duro.

si è documentato, allora?

Il lavoro di documentazione si è svolto su due fronti. Il primo è relativo alla storia vera e propria di Enriqueta, con la ricerca di articoli apparsi sulla stampa dell'epoca, soprattutto su Vanguardia, di cui ora esiste un'edizione online, ma che allora non c'era, e su riviste che riportavano anche immagini dei protagonisti, dei bambini scomparsi, per avere un riscontro visivo durante la scrittura; il secondo è legato invece alla Barcellona dei primi del Novecento: non avrei mai potuto comprendere Enriqueta senza conoscere la città dove si muoveva, dove respirava, dove uccideva. Mi è stata molto utile la biblioteca Arús, un luogo straordinario, stile Jones, con scale a chiocciola in legno e una statua della libertà, Una biblioteca massonica dove, più che cronache politiche di cui non ero interessato, sono riuscito a trovare testi come le guide dei poliziotti dell'epoca che indicavano i luoghi più delicati della città.

è riuscito a fondere la parte storica con la parte romanzata?
me è stato sia una sfida, sia un gioco. La base storica è una specie di scacchiera su cui ho collocato diversi pezzi: i pezzi reali, storici e i pezzi di finzione che ho mosso per terminare la partita tutta mia, che non ha mai avuto luogo. Certo, avevo certo disagio nel trattare le pedine reali, perché si trattava persone che avevano sofferto, di morti assassinati che avevano una loro storia familiare alle spalle. Tuttavia, come in un romanzo di Paul Auster, questi personaggi si sono imposti. Ho anche avuto modo di conoscere i parenti delle vittime, che mi hanno chiamato per dirmi che approvavano il mio lavoro visto che ritrovavano fra le pagine la storia della loro famiglia. Per questo mi sono sentito investito di una grande responsabilità.

aspetto della personalità di Enriqueta l'ha maggiormente colpita?
fatto che si tratta di un mistero irrisolvibile. Enriqueta è un personaggio eccezionale ed anche un caso unico in Europa: consideriamo infatti che solo il 10% dei serial killer è stato una donna e che aveva comunque una personalità femminile, mentre Enriqueta ha avuto comportamenti molto violenti, dai tratti quasi maschili, tanto che è possibile trovare parallelismi con Jack lo Squartatore. Non sapremo mai che cosa passava nella sua testa e, nonostante tutto, i motivi profondi che la spingevano veramente ad agire rimangono incomprensibili.

'è un alone di mistero anche sulla sua fine, cosa ci può dire a riguardo?
sua fine è ora un caso risolto, ma ci sono state varie ipotesi, anche truculente, sulla sua morte, come l'uccisione da parte delle sue compagne di cella o da parte di un sicario assoldato da un personaggio potente implicato nella vicenda. Qualcuno ha pensato persino che fosse riuscita ad evadere per espatriare in segreto in America. Tutte leggende, mentre la verità è che è morta di cancro all'utero un anno dopo il suo arresto. Un caso del destino abbastanza ironico, visto il soggetto.

apprezzato il fatto che la morte sia un personaggio vero e proprio della vicenda, oltre che la narratrice del romanzo: come le è venuta questa idea?

Sempre cinque anni fa, ho avuto quest'idea a causa di problemi cardiaci piuttosto seri: ero infatti intimamente convinto che sarei morto. All'epoca ero immerso nel romanzo ma non avevo ancora un narratore chiaro e definito, così la presenza della morte si è imposta come personaggio narratore anche sulla mia scrittura.

citati alcuni personaggi tratti da classici del genere investigativo: gli autori sono i suoi “antenati letterari”?
posso dire che sono i miei libri preferiti: ho dei gusti molto eclettici, visto che non leggo solo gialli o noir ma anche romanzi di avventura. Per ogni romanzo che scrivo, però, cerco di focalizzarmi su una specifica influenza e di scrivere su qualcosa che conosco. In questo caso, per scrivere una storia noir ambientata in epoca vittoriana, i punti di riferimento sono stati Poe, Stevenson, Conan Doyle, Stoker. Se per il romanzo precedente era stato Dumas, il primo capitolo de Maledettaè un omaggio ad un racconto di Stevenson.

che cosa crede sia dovuto il successo de Maledettain Spagna?
in un paese dove c'è la tendenza a prendere in considerazione solo gli aspetti positivi della nostra storia: soffriamo di una specie di complesso di inferiorità, perciò a Barcellona, in Catalogna, preferiamo considerare, ad esempio, Gaudí e il modernismo, mentre tutti gli aspetti negativi vengono un po' tenuti nascosti, cacciati sotto il tappeto. Però ogni paese del mondo ha le sue luci e le sue ombre, il bene e il male, e quella di Enriqueta è una storia affascinante, solo che è su una vampira, perciò è fra quelle che preferiamo nascondere. E' così ipnotizzante che chi la ascolta vuole sempre sapere che cosa è successo e vuole saperne di più, soprattutto se abita nella stessa città.

incuriosisce la sua professione, criminologo, un po' da telefilm americano...
criminologia è in realtà una professione che ha più di cent'anni, nata con Cesare Lombroso e posso considerare tutto il romanzo un omaggio a questo antropologo e criminologo italiano. Il mio lavoro è essenzialmente tecnico - è vero, è un po' come in , ma noi siamo più simpatici e umani di Grissom. Applichiamo le tecniche investigative a crimini come omicidi e violenze sessuali, ed è come giocare partite a Cluedo, ma con un metodo strettamente scientifico, cui si aggiunge una forte quotidianità.

sente allora più criminologo o scrittore?
due carriere parallele: il mio impulso è quello di scrivere, ma amo molto anche il mio lavoro con la polizia. Come scrittore, è vero, sono in contatto con i lettori, promuovo i miei libri in giro per il mondo, ma del criminologo apprezzo la possibilità di contribuire a risolvere un reato e di aiutare le vittime e i loro cari: poter dire loro che è stato catturato il colpevole del crimine che hanno subito è molto gratificante.

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