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Mancuso Vito - L'anima e il suo destino

RECENSIONI

 

La vita eterna inizia dal presente

VITO MANCUSO
L'anima e il suo destino
pp. 334 euro 19,80
R. Cortina Editore, 2007

Marisa Cecchetti

In una società in crisi, dove il vuoto ha preso il posto delle ideologie, la ragione ha riconosciuto i limiti delle "magnifiche sorti e progressive", l'insicurezza è alimentata dalle distruttive logiche di potere, il virtuale prende il posto del reale e si estende l'inganno della società del benessere, la fede appare uno strumento di fuga. Può sembrare che Vito Mancuso offra una soluzione emotiva ad un'esigenza reale, nel saggio "L'anima e il suo destino", invece cerca una risposta razionale ad un bisogno diffuso tra credenti e non, con una conciliazione di fede e ragione. La paura più grande di ogni essere umano, lui afferma, è quella della morte, e siccome "non si sa perché e come vivere se non si conosce il mistero della morte", con lucidità scientifica esorcizza tale paura. Con coraggio di idee, onestà e lucidità, come riconosce il cardinale Carlo Maria Martini nelle lettera di prefazione, il teologo esprime idee che non sempre collimano con l'insegnamento tradizionale ed ufficiale della Chiesa. Partendo dal big bang, Mancuso segue il divenire dell'essere, inteso come natura-physis, dove l'energia è sempre al lavoro per la propria trasformazione in massa da 13,4 miliardi di anni. Poi rovescia il racconto biblico della Genesi, parlando di un Dio che non ha plasmato l'uomo con argilla, ma ha infuso direttamente il suo soffio creatore prima, direttamente nella materia-mater, che autonomamente ha dato origine a tutte le forme di vita, secondo un piano di sviluppo che tende ad una relazione ordinata, con un fine, uno scopo, che trovano riscontro nella "saggezza solidale " della ragione umana. Nella materia c'è dunque una "potenzialità orientata alla vita, da sempre iscritta nella polvere dell'universo". Se il principio è ordine, il bene è la nostra arche e la direzione che apprendiamo in grembo alla madre, il male è dunque disordine nella linea direzionale. Mancuso vuole "strappare alla religione e consegnare all'etica il destino dell'immortalità dell'uomo", esprimendo l'esigenza di pensare daccapo la nozione di fede, considerando i limiti di una chiesa plasmata sì dallo Spirito, ma formata da uomini sottoposti all'errore, e mettendo addirittura in discussione l'ispirazione divina dell'Antico Testamento, perché grondante di una violenza che con corrisponderebbe alla volontà di bene. Allo stesso tempo scardina i dogmi della Chiesa, con un disperato appello alla ragione contro ogni espressione di fondamentalismo. Sottraendo l'anima alla esclusiva creazione divina, ne riporta il merito ai genitori nel momento stesso del concepimento: l'anima nasce insieme al corpo, non gli preesiste, è una diversa manifestazione della stessa energia, anima vegetativa che contiene in potenza tutti gli ulteriori passaggi fino ad anima spirituale. A questo punto l'autonoma evoluzione del mondo dietro il piano del Principio Ordinatore, toglie a Dio la responsabilità nelle vicissitudini umane: "se il Dio nel quale io credo intervenisse davvero nel mondo, allora avrei una domanda da porgli sul perché non interviene nelle innumerevoli circostanze in cui ci sarebbe tanto bisogno di lui. Il mondo ha una logica intrinseca di tipo impersonale (Principio Ordinatore) la quale procede in avanti senza curarsi dei singoli, e il motivo di ciò sta nel fatto che il Dio personale ha voluto così, quale unica condizione indispensabile per la nascita della libertà… e il Logos impersonale immanente al mondo si è manifestato come persona, attuando l'armonia cosmica attraverso l'amore". Se lo scopo della vita è "la nascita alla gioia dell'essere", se l'energia di cui anima e corpo sono composte è parte della stessa energia cosmica, alla morte fisica sopravviverà l'energia del nostro soffio vitale. Facciamo già parte dell'eternità ogni giorno, e il tempo, che non appartiene al concetto di eternità, è solo una misura del nostro divenire. La vita eterna inizia dal presente, nella dimensione di intelletto attivo e spirito volto al bene. Se è vero che in noi agisce comunque la tendenza al disordine, dobbiamo salvarci da noi stessi attraverso la ricerca e la pratica della verità, della giustizia e della coscienza autentica. In questo miracolo dell'essere il solo pensiero che esista un peccato originale sarebbe un'offesa alla creazione, un insulto all'origine divina della vita: "non abbiamo nessuna colpa: è la condizione umana che vive di una libertà necessitata, imperfetta, corrotta, che ha bisogno di essere disciplinata, educata, salvata". All'idea di Cielo come luogo delle divinità, Mancuso sostituisce "ovunque e in nessun luogo"; al posto di una categoria materialistica, vede la resurrezione come Idea. La morte, che pure è un limite all'esistenza, è un evento naturale conforme al divenire, che appartiene al divino quanto il suo inizio. Se l'eternità esclude il concetto di tempo, e quindi anche quello di spazio, non è sostenibile la resurrezione dei corpi, dunque la resurrezione sta nella stessa immortalità dell'anima, in quanto energia uguale al corpo e diversamente configurata.
Tolto il Cielo come luogo del divino, il paradiso diventa uno stato delle anime, onde-particelle di luce dotate di coscienza personale in comunione con le altre all'interno del Principio Primo. Il purgatorio è la purificazione che avviene al trapasso, nel momento della lotta tra il nostro disordine e l'ordine divino che pone fine alla nostra libertà. L'unico inferno esistente è peccare contro la santità della vita, ostacolare la direzione al bene: l'inferno è la scomparsa dell'io, la disgregazione dell'energia personale, che torna a confluire nel flusso anonimo dell'essere.

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