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Luc Sante - C'era una volta New York

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Una Ur-città che non c'è più

LUC SANTE
C'era una volta New York
pag. 381, euro 19
Alet, 2010

Linnio Accorroni

"Non fingerò di specializzarmi o presentarmi come un esperto. Il mio nome è soggettività, una memoria truccata mi fa da mulo portabagagli e il mio fidato vecchio coltello da campo è l'auto-contraddizione. In termini generali, preferisco l'umile al grandioso, il marginale al centrale, ilvecchio al nuovo, ma non sempre- perché come una veranda aperta su quattro lati, sono vittima di tutti i venti". Questa ispirata dichiarazione di poetica la si può leggere in un blog, intitolato non casualmente pinakothek; curato da Luc Sante, saggista e romanziere, collaboratore di importanti riviste (la "New York review of books", fra le altre), ma anche consulente storico di quel capolavoro di rara bellezza e forza visiva che fu "Gangs of New York" di Martin Scorsese. Da queste poche righe carpite dalla Rete si può comunque arguire quale sia la pregevole caratura stilistica di quest' autore che nel suo "C'era una volta New York" si cala magistralmente nei panni di un coraggioso e paziente archeologo della memoria, pronto a riciclare i materiali, anche più disparati ed eterogenei, perché tutti servono, nessuno escluso, a ricostruire la mappa immaginaria e credibile di una Ur-città che non c'è più. Pagine dense di aneddoti, storie, parabole, idee, culti, personaggi, luoghi di una New York appena giunta agli albori della sua modernità e quasi inconsapevole dello straordinario destino che l'avrebbe poi trasformata nella Capitale per antonomasia del XX secolo. Una prosa quella di Luc Sante che colpisce perché tratta l'avvenimento più banale e miserevole con la stessa diligente circospezione che dedica ai momenti più importanti e gloriosi della storia ufficiale. Quello che ne emerge alla fine è una specie di autobiografia della città, un libro sulla gioventù ruggente ed epica di New York, in un arco temporale che va tra il 1840( quando era ancora una città ancora protoindustriale, che costruiva alacremente ferrovie e case popolari) e il 1919, quando la sua conformazione muterà radicalmente per l'avvento del Proibizionismo. Scrivere di New York significa parlare di "una costellazione molto più grande della somma delle parti che la compongono; è una città ed è anche una creatura, una mentalità, una malattia, una minaccia, un'elettrocalamita, un apparato scenico da quattro soldi, un catalizzatore di disgrazie". E Luc Sante, con piglio da saggista eterodosso e coltissimo, che ama lasciarsi catturare dalle suggestioni errabonde delle sue intuizioni stravaganti, più interessato alle leggende che alle statistiche, ai rumors ed alle ricostruzioni alternative piuttosto che ai resoconti ufficiali, ci offre un libro popolato da volti e voci, da strade e luoghi, da storie e personaggi che non si lasciano facilmente dimenticare. Poi, come in ogni mitografia che si rispetti, verità e menzogna, fiction e faction si amalgamano inestricabilmente in queste pagine. Così, capitolo dopo capitolo, pagina dopo pagina, si può constatare anche la prossimità e contiguità che si stabilisce fra la New York dell'altro ieri e quella contemporanea. Un po' come accadde nel 1980, quando ad una troupe cinematografica, guidata da Milos Forman alle prese con la realizzazione del film "Ragtime" tratto dal capolavoro di Doctorow ambientato nel primo decennio del '900, bastò spargere paglia nei canali di scolo, vestire gli attori con gli abiti dell'epoca, far passare lunghe teorie di cavalli, verniciare d'oro le iscrizioni sui negozi per dimostrare " quanto poco bastasse per evocare un passato in apparenza lontanissimo". Il libro di Luc Sante è comunque diviso in quattro parti: nella prima 'Paesaggio' si delinea la storia e la geografia di Manhattan, delle sue case e delle sue strade, radiografato alla stregua di un corpo; nella seconda 'La bella vita' assurgono a protagonisti incontrastati i 'teatri' dove si rappresentava la vita grata dell'otium metropolitano: bordelli, fumerie,saloon,sale da gioco, bische,…Nella terza 'Il braccio armato' invece si parla di gang, di santi (molto sui generis), di poliziotti e 'turisti ficcanaso'; nella quarta troneggia 'La città invisibile', cioè il wild side più scapigliato e ribelle della New york d'antan: beatniks e sognatori, emarginati e lumpenproletariat. Proprio questa umanità più marginale e deprivata è raccontata da Luc Sante con la stessa epica immaginazione di un aedo alle prese con gli Ettore e gli Achille di un'Iliade pretecnologica: piccoli criminali, trafficanti, politici e poliziotti corrotti, gestori di bordelli, immigrati cinesi, imprenditori senza scrupolo di cui l'autore segue le tracce con accanimento e passione. Memore del fatto che, come dice anche il san Girolamo riportato in epigrafe, "è la feccia della città che detta legge al mondo".

Nato nel 1954 in Belgio, è autore di numerosi saggi e romanzi. Collabora abitualmente con varie riviste, tra cui "The New Republic" e "New York Review of Books". È stato il consulente storico di Martin Scorsese per il film "Gangs of New York". Tiene un blog:http://ekotodi.blogspot.com/

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