LAURA LIBERALE
Tanatoparty
pp. 126 euro 10 Meridiano Zero, 2009 |
Antonio Gurrado
Iniziamo dalle fondamenta: come si legge Tanatoparty? Nel colophon una frasettina ci avverte che sul bordo esterno di ogni pagina troveremo delle frasi dal Libro tibetano dei morti, ossia Bardo Tödöl, nella traduzione Utet del 1972. Senza considerare che il Libro tibetano dei morti aveva già perso buona parte del suo fascino nel 1966, essendo passato di moda quando i Beatles l'avevano utilizzato per le linee-guida del testo di una loro canzone innovativa, bisogna comunque ammettere che delle frasi a bordo pagina disorientano e non fendono immediato capire come approcciare il testo. Si legge prima la citazione tibetana e poi il testo del romanzo, pagina per pagina? Non sempre è possibile in quanto spesso i capoversi continuano alla pagina successiva e nuove citazioni tibetane arrivano ad accavallarsi. Non escludo che alla fine la questione non sia affatto dirimente e che sia inutile rintracciare corrispondenze fra il contenuto delle citazioni e quello del testo, così che il Libro tibetano dei morti avrebbe solo funzione decorativa in questo breve romanzo dedicato al culto della morte spettacolare e alla conservazione potenzialmente eterna dei cadaveri. Tema oggettivamente sgradevole, credo, e infatti in non pochi punti viene da distogliere gli occhi come quando si guarda un film horror; solo che, trattandosi di un libro, non ci si può astrarre dalla sua realtà e per andare avanti bisogna continuare a leggere parola per parola. Per questo motivo, preferendo non entrare più di tanto nel merito del contenuto, mi limito a un'analisi formale. La struttura di Tanatoparty richiama un topos storico della letteratura funebre, quello del "dove sono?" o, per dirla dotta, dell'"ubi sunt?". La particolarità è che la domanda chiama in causa non i morti, come abitualmente accade, ma i vivi: l'artista Lucilla Pezzi (alter ego dell'autrice solo fino a un certo punto, mi auguro) lascia questo mondo dopo aver deciso, da viva, di organizzare una performance straordinaria che ha per cuore pulsante il suo cadavere scuoiato. Per questo convoca a sé quattro persone che corrispondono a quattro tipologie di approccio alla morte: sua sorella, un collega, una compositrice di cadaveri e un necrofilo. Laura Liberale struttura il romanzo in base a questi quattro inviti e li fonde infine in un "nerococktail" grottesco del quale non raccomando la lettura a chi si impressiona facilmente. "Nerococktail" è, come il titolo stesso del libro, un esempio del miglior talento di Laura Liberale - la quale di mestiere fa l'indologa e la bassista, questo essendo il suo primo esperimento narrativo. Ciò che le riesce meglio è la fusione o la forzatura di parole per ottenerne risultati più o meno spiazzanti, che spesso si accordano molto bene col ritmo fonetico della frase. Si tratta di parole fatte per essere lette ad alta voce: "s'immutanda", "necrosilfidi", "similconiglia", "incofanato". Però, insomma, è un po' pochino per rendere l'intero libro meritevole di essere letto; ci sarebbe voluto che l'approccio al grottesco della spettacolarizzazione della morte, nelle scene relative alla tanatofiera durante la quale viene allestita l'ultima performance dell'artista morta, fosse da un lato più coraggioso dall'altro meno ingenuo. Né è facile intuire la posizione di Laura Liberale, che finisce per risultare piuttosto ambigua. Il suo testo è una distopia in sedicesimo (o almeno credo che come tale vada interpretato) quindi colpisce la tendenza inumana a rendere tutto commercializzabile ivi compresa, in prospettiva, la morte; però il fascino esercitato sull'autrice dalla protagonista - un'esibizionista estrema e iconoclasta - risulta troppo preponderante per non sottrarre credibilità alla sua stessa critica sociale. Insomma anche a voler tralasciare il Libro tibetano dei morti e a volersi concentrare solo sul testo del romanzo, Tanatoparty non si sa bene come leggerlo: parodia? protesta? critica? esercizio di stile? tentativo di far confluire una serie di immagini scioccanti in una trama piuttosto fragile? niente di tutto ciò?
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