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Hston Nancy - Contro i maestri dello sconforto

RECENSIONI

 

Fra Bernhard ed Hitler,
un'equazione che sfiora il ridicolo

NANCY HUSTON
Contro i maestri
dello sconforto

pp. 413, euro 16,50
Excelsior 1881, 2009

Linnio Accorroni

Che cosa hanno in comune (in ordine d'apparizione): Artur Schopenhauer, Samuel Beckett, Emil Cioran, Jean Améry, Charlotte Delbo, Imre Kertèsz, Thomas Bernhard, Milan Kundera, Elfriede Jelinek,Michel Houellebecq,Sarah Kane, Christine Angot, Linda Lê? E perché Nancy Huston, allieva di Barthes e moglie di Tzvetan Todorov, autrice di saggi e di romanzi, vincitrice del Goncourt nel 1996 e del Prix Femina nel 2007 con il romanzo "Un difetto impercettibile" parla tanto male di loro in quest'opera? Semplice: la signora Huston non sopporta i 'nichilisti', che lei chiama anche 'negativisti', 'nientisti' o 'melanomani'( cioè quelli che vedono tutto nero).
Non basta: questi orrendi e riprovevoli maestri della disperazione e del disincanto sono in sovrappiù anche colpiti dall'accusa di essere degli 'apares' ( senza figli: un macchia gravissima, secondo la Huston, un'onta che pesa sulla loro opera) e 'genofobi' ( sì,con la g: quelli cioè che hanno paura della procreazione). Tutto questo dovrebbe esimerli dal prendere parola e dal prendere posizione, dallo scrivere quei libri grondanti di un odio cupo, feroce, irredimibile nei confronti dell'umanità.
L'operazione, molto discutibile, che la Huston fa è di assemblare, in una ammucchiata invereconda, priva di autentiche connessioni, questa Collettiva Nichilisti, che in realtà omologa maldestramente autori tanto eterogenei e differenti.
Ma colpisce anche negativamente la linearità simmetrica del testo che per più di 400 pagine segue una specie di schema fisso e rigido: il capitolo dove vita e biografia di questi presunti maestri dello sconforto viene meccanicamente sovrapposta a dimostrazione di una tesi artatamente precostituita e quello successivo dove la Huston tenta di confutare e demolire, a colpi di ricordi autobiografici, la coltre negativa che offusca le pagine di questi autori.
Può capitare così anche una cosa curiosa, una piccola 'epifania' riaprendo ex post questo libro: ci si accorge cioè che le frasi sottolineate dal lettore, quelle annotate, quelle che vale la pena ricordare non siano quasi mai quelle dell'autrice, ma quelle invece degli autori da lei tanto bistrattati e puniti sulla gogna dei 'cattivi maestri'. Per cui, realizzando involontariamente una sorta di clamorosa eterogenesi dei fini, l'autrice ci convince che questi siano propri i libri Degli autori che dobbiamo leggere, che l'opera di un Beckett o quella di Kundera o quella di Cioran resistono, e resisteranno, agevolemente alle picconate della Huston di turno, che, come diceva padre Dante, la cima delle torri non crollerà mai per soffiare di venti, più o meno forti. Che poi si può arrivare addirittura a sfiorare il ridicolo come nell'equazione che la Huston istituisce fra Bernhard ed Hitler : " esistono forti somiglianze psichiche tra il proclamato antifascista Thomas Bernhard ed Adolf Hitler.[…] Entrambi sono riusciti a deviare il loro odio dall'oggetto amato( che per poco non li aveva uccisi) per dirigerlo contro un altro, identificato come il nemico. Per Hitler il nemico si chiama "gli Ebrei"; e per Bernhard " gli Austriaci".
Si rimane senza parole, davvero. Però, la letteratura ogni tanto può fare miracoli e anche un libro come questo può riservare sorprese inattese al lettore che, per lunghi tratti, si era spazientito davanti a questa opera di sistematica demistificazione e denigrazione verso chi non la pensa come l'autrice. Mi riferisco ad un capitoletto di una decina di pagine intitolato "La commemorazione dei defunti" che è una delle riflessioni più commoventi ed accorate che ci è dato di leggere ultimamente sulla inelaborabilità del lutto.
Ed il dispetto aumenta, allora: signoa Huston, visto che sa scrivere pagine così belle ed intense, perché si è gettata in un'impresa tanto inconsulta e disperata ( perché è da 'disperati' voler distruggere i maestri della disperazione) ?

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