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Giovanni Papini, Lettera all'editore Ricciardi

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INEDITI
GIOVANNI PAPINI: LETTERA ALL'EDITORE RICCIARDI
di Gennaro Cesaro

Nel 1907, presso l'editore napoletano Riccardo Ricciardi - a quel tempo uno dei marchi editoriali più in voga nel panorama culturale nazionale - Giovanni Papini pubblicò la raccolta di racconti Il pilota cieco , una delle opere che individuano significativamente gli esordi letterari dello scrittore fiorentino.
Sul conto di quell'editore c'è da sottolineare che, se da una parte si faceva apprezzare per l'assoluta cura estetica dei suoi prodotti, di cui l'esempio più vistoso e acclamato resta la mitica collezione dei classici italiani, con le copertine di un inconfondibile color avorio, dall'altra era un po' la croce dei suoi autori, non essendo molto puntuale nel pagamento dei diritti maturati.
La missiva inedita qui proposta fu occasionata dalla dinamica contrattuale relativa al libro
poc'anzi menzionato.
Il messaggio reca l'intestazione della nota rivista che Papini aveva fondato nel 1903 e diretto sino alla cessazione delle pubblicazioni: " Leonardo, rivista di idee - Firenze, Borgo degli Albizi 14 - direzione"
20/III/1907.
Caro Ricciardi, ebbi la sua lettera e stamani il contratto.
Le accludo il suo firmato da me e le spedisco altre sette novelle con l'ordine di sistemazione.
Aspetto l'anticipo fissato e, fra poco, le prime bozze ,che rispedirò a volta di corriere.
Avanti che il volume sarà finito di comporre le manderò una prefazione e altre novelle.
Mi creda sempre
Aff.mo G.Papini
Quello con Riccardo Ricciardi non fu il solo rapporto che l'autore di Un uomo finito ebbe con gli ambienti culturali napoletani.
Infatti, nel capoluogo campano lo scrittore si recò di persona nel mese di aprile 1930, per far visita al libraio, poi anche editore, Gaspare Casella, il cui negozio era allocato in piazza Municipio.
Lo scrittore ritornò a Napoli nell'ottobre 1939, da poco nominato accademico d'Italia, per tenervi il discorso ufficiale, in occasione della traslazione dei presunti resti mortali di Giacomo Leopardi nel Parco virgiliano.
Vi fece ritorno una terza volta nel 1954, ormai malato, per sottoporsi - incredibile, ma vero! - alle cure di un fantomatico "mago di Napoli". Senz'alcun risultato positivo, naturalmente.

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