ANGELO FERRACUTI DANIELE MAURIZI
Il mondo in una regione
Ediesse
Autori Vari (a cura di Angelo Ferracuti)
Permesso di soggiorno Gli scrittori stranieri raccontano l'Italia
Ediesse
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Gianni Paris
Guardare un italiano in faccia e dirgliene quattro sul suo carattere (l'idea che è alla base dei racconti di Permesso di soggiorno) e poter entrare dentro la casa di un extracomunitario e cerca di capirne le sue ambizioni e preoccupazioni (è quanto fanno Angelo Ferracuti e il fotografo Daniele Maurizi in Il mondo in una regione). Un progetto davvero ben riuscito, quello portato avanti dalla casa editrice Ediesse, che delinea l'attuale momento che stanno vivendo i nuovi stranieri e anche quelli che si sono amalgamati nel tessuto italico già da oltre vent'anni. Sullo sfondo una terra, le Marche, sempre più in grado di rendere meno faticosa la salita a chi è costretto ad affrontarla ogni giorno anche per problematiche apparentemente semplici. Stilos ha intervistato Angelo Ferracuti. Cosa l'ha spinta ad occuparsi di migranti e renderli personaggi di carta?
Dopo aver scritto per anni romanzi, raccolte di racconti, ad un certo punto ho iniziato a interessarmi al reportage narrativo. Trovo sia una forma molto duttile, congeniale più di altre per raccontare la complessità. Così nel 2006 ho pubblicato da Feltrinelli Le risorse umane, un viaggio nel mondo del lavoro in Italia. Tra lavoro e immigrazione, ovviamente, c'è un rapporto molto forte, è lì che ho iniziato a raccontare queste vite. Com'è nata l'idea di affiancare al suo inchiostro le eloquenti foto di Daniele Maurizi?
Lavoro molto con i fotografi. In passato ho fatto molti reportage con Mario Dondero, un reporter leggendario, molto amico in gioventù di Bianciardi e dei "giamaicani", soprattutto per "Diario". Diciamo che capita ormai molto di frequente. Daniele stava lavorando a questa cosa, mi ha chiesto di fare insieme un libro. E' stata una esperienza molto toccante. Nella regione Marche il dieci per cento è composto da cittadini extracomunitari. Ciò vuol dire che l'integrazione da quelle parti funziona davvero?
Non ci nascondiamo i problemi, le difficoltà, che comunque ci sono, ma nella mia regione, anche grazie a buone politiche messe in campo da politici della sinistra tra i più sensibili, le cose vanno meglio che altrove. Diciamo che si è investito moltissimo su progetti di integrazione. Ha curato l'antologia Permesso di soggiorno. Quanto tempo ha impegnato a mettere insieme l'idea e gli autori?
L'antologia è stata pensata per il congresso nazionale della Cgil in quanto la Ediesse è la casa editrice del sindacato, il libro è stato distribuito in cartella agli oltre duemila delegati, ma quando Angelo Lana, il direttore editoriale, mi ha chiesto di occuparmene c'era davvero poco tempo, diciamo un paio di mesi. Alcuni di loro li conoscevo, come per esempio Adrian Bravi e Carmine Abate, altri li avevo letti e apprezzati. Ho cominciato a fare una ricerca in rete, e in un secondo momento mi sono documentato cominciando a leggere i testi, anche se il lavoro più difficile è stato trovare dei recapiti. Poi tutto è filato liscio, la disponibilità di ognuno di loro è stata davvero assoluta. Gli autori della raccolta, seppur stranieri, vivono e scrivono in italiano. E' riuscito a capire cosa pensano effettivamente del nostro amato/odiato paese?
Come ho scritto nella prefazione, gli "italiani brava gente" ne escono con le ossa rotte, ma non poteva essere diversamente. C'è una destra pericolosa e xenofoba che quotidianamente soffia sul fuoco dell'intolleranza, la Lega in particolare, creando un muro contro muro. In questo contesto gli scrittori stranieri che vivono nel nostro paese possono diventare una ottima occasione di conoscenza dei paesi dai quali provengono. La letteratura può svolgere attraverso la narrazione sociale una funzione molto positiva, far emergere il sommerso, restituire in termini espressivi una condizione umana, quella di chi è migrante, particolarmente difficile, che va compresa e rispettata. Quando torneranno i suoi lettori a leggere il Ferracuti di Attenti al cane, e cioè quando la vedremo alle prese con un nuovo romanzo?
Intanto scriverò un altro libro di reportage sul campo, questa volta in Africa, in Etiopia, un diario di viaggio in uno dei paesi più poveri del mondo, dove andrò questa estate, ma sto scrivendo da qualche mese anche un romanzo, se così vogliamo chiamarlo. Siamo circondati dall'iperfinzione, la vita stessa è percepita come dentro una fiction, credo toccherà agli scrittori trovare forme nuove, più ibride. Almeno per quelli che, come me, credono in un tipo di letteratura che possa contribuire a raccontare il presente, la contemporaneità, il mondo nuovo che stiamo già vivendo.
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