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Farinotti Pino - 7 km da Gerusalemme

INTERVISTE

 

L'ultima preghiera è stata esaudita

PINO FARINOTTI
7 km da Gerusalemme
pp. 312, euro 16,50
San Paolo, 2005

Lidia Gualdoni


Come reagireste se, durante un viaggio in Terra Santa, incontraste Gesù? Non un attore, qualcuno in cerca di offerte, che fa parte del folklore del luogo. Proprio quello dell'iconografia tradizionale: capelli lunghi, sandali, una tunica color juta tenuta da una cintura di corda. Insomma, quello "vero". Chiunque si dimostrerebbe alquanto scettico. A maggior ragione, Alessandro Forte, il protagonista di
7 km da Gerusalemme, di Pino Farinotti (San Paolo, pp. 312, euro 16,50), che ci racconta proprio questa esperienza pur avendo delle resistenze, pur sapendo che potrebbe non essere creduto. Come alcuni episodi che hanno preceduto la sua partenza, anche il suo arrivo a Gerusalemme appare una circostanza davvero particolare; ma, in parte per impazienza, in parte per mestiere - è un bravo pubblicitario, sebbene una crisi familiare lo abbia trascinato in una crisi esistenziale -, Forte introduce subito l'incontro che ha cambiato la sua vita e potrebbe cambiare quella di molti.
Certo, credere che la persona che ci sta davanti sia proprio Gesù non è facile, ma quando le prove sembrano avvalorare almeno il dubbio ecco che una seconda domanda, dopo l'insistente "Chi sei?", cerca prepotentemente una risposta: "Perché io?" Gesù glielo spiegherà via via, non attraverso parabole con metafore applicate, ma con esempi, parlando di gente, di scelte e di rapporti che hanno segnato la vita del protagonista, ma anche con barzellette ed una buona dose di simpatia e di ironia. Trascorrono così gli undici giorni della permanenza a Gerusalemme: all'ansia dell'attesa per l'incerto rinnovarsi di un incontro seguono passeggiate in macchina nei luoghi dove Gesù ha vissuto ed è morto; ai dubbi seguono prove forti; ai nomi fatti da Gesù le loro storie. Con l'efficacia di un linguaggio diretto ed essenziale, di dialoghi serrati, dove la tensione spesso viene stemperata da una battuta, persone e vicende prendono vita, vicende umane in cui il protagonista ha sempre dimostrato equilibrio, coerenza e senso di responsabilità: la buona fede non gli è mai mancata, neppure quando - saranno le parole di chi sa che le cose potevano andare diversamente a rivelarglielo - ha fatto un errore di valutazione. Il ritorno a casa non coincide con il ritorno alla squallida "normalità" della vita così com'era prima dell'incontro con Gesù. E' un nuovo capitolo, una pagina girata. Ma il nuovo corso della sua esistenza non può avere inizio senza un ultimo contatto con i personaggi del suo catalogo e del suo coraggio e senza l'ulteriore segno che anche l'ultima preghiera è stata esaudita. Stilos ha intervistato l’autore.
Per chi o perché ha scritto questo libro?
Come può immaginare è la prima domanda che mi pongono e che mi sono posto. E ancora non so rispondere. Certo è molto diverso dai miei precedenti. Vogliamo dire che il contenuto si è composto spontaneamente e ha cominciato a premere?
Mi è piaciuta la definizione che Alessandro dà di sé: "Un adulto occidentale semilaico, semicredente part time". Mi sembra, oltre che azzeccata, adatta ad una grande maggioranza dei cattolici di oggi.
C’è un altro punto del libro a confermare. Alessandro dice “Ma perché ti vado bene io? Appena ti allontani dubito che tu esista”. Il Gesù risponde: “lo so, ma siete in molti, e fate opinione, non potevo ignorarvi”.
E' un modo di dire abbastanza diffuso quello che sostiene che se Gesù nascesse oggi verrebbe ucciso ugualmente. Il suo Gesù, invece, non sembra prendere in considerazione questa eventualità.
Se crediamo che sia Gesù, dobbiamo anche credere che non possa essere ucciso.
Ha scelto di descrivere il mondo della pubblicità e della Milano "bene" perché si adattava alle sue esigenze letterarie, oppure perché è l'ambiente che lei conosce meglio?
Ho scelto un pubblicitario perché mi sembra il modello più adatto. Dopo duemila anni l’interlocutore del (forse) divino non poteva essere un’anima semplice, un pescatore o un pastorello. Doveva essere qualcuno che sa fare e farsi le domande. Uno scrittore avrebbe proceduto per analisi, forse si sarebbe incartato, un giornalista avrebbe troppo chiacchierato, il pubblicitario sa leggere bene il proprio tempo e sa esprimersi per sintesi.
Inoltre spesso è colto , ma senza essere oppresso dalla cultura. Completo la risposta: io sono giornalista e scrittore, e ho fatto il copy. E’ vero, conosco bene l’argomento.
Rispetto alla moda letteraria, imperante in questi ultimi tempi, secondo cui la Chiesa, il clero e i luoghi di culto sono legati a misteri irrisolti, delitti e codici segreti, la sua visione di quegli stessi luoghi, dove perdersi e ritrovarsi, fare e trovare risposte, è più intima, legata al rapporto personale che uno ha con la propria fede. E’ d'accordo con questa analisi? E che cosa pensa di romanzi come Il Codice da Vinci o L'ultimo Catone, per fare due esempi recenti?
Come uomo di cinema rispetto tutte le licenze in quel senso. Come vede, tratto i due titoli citati da film (sono perfetti per un film). Anche il mio libro è perfetto per un film, e infatti lo sta diventando (finanziato dai Beni cuturali, prodotto da Artikafilm e da Rai Cinema, diretto da Claudio Malponti, con Luca Ward (Alessandro), Alessandro Etrusco (Gesù) e Alessandro Haber). Riferendomi alla mia attitudine “mistica” personale, alla mia fede, non posso certo applicarla a un contenitore prefabbricato.
E - mi perdoni se le faccio una domanda in questa stessa ottica - il numero sette possiede un valore fortemente simbolico: nel titolo lo ha scelto per un motivo preciso?
Non credo a queste cose.


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