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Duncker Patricia - Sette storie di sesso e morte

INTERVISTE

 

Storie che vanno dal buio alla luce

PATRICIA DUNCKER
Sette storie di sesso
e morte

pp. 224, euro 15
Neri Pozza, 2007

Lidia Gualdoni

Sette storie di sesso e morte
integra una serie di storie di varia ispirazione, ben assortite e dallo stile e dal contenuto sempre sorprendente.
Ecco dunque una donna che si sente osservata da un misterioso assassino che ha già ucciso due volte ne “Il persecutore”, mentre in “Sophia Walters Shaw” un inquietante trio si muove in un futuro incerto dove le donne possono scegliere solo se essere o mogli o puttane, queste ultime destinate a soddisfare ogni tipo di perversione maschile. In “Armi leggere” invece la Duncker immagina il breve incontro, in Germania, fra due solitudini: una giovane inglese e un veterano del Vietnam; la protagonista si ritrova, diversi anni dopo, ad essere l’unica sopravvissuta di una sparatoria avvenuta in un ristorante francese, ad opera di una lucida mente omicida. Si tratta dello stesso uomo?
Ne “Il trasloco” ci viene narrata la storia, fra il religioso e il mistico, di un «tesoro» prezioso che va conservato e difeso, mentre uno scenario apocalittico di grande attualità viene dipinto ne “Lo sciopero”, dove la Duncker dimostra una grande abilità nel tessere, anche se in poche pagine, una trama densa di
suspense e di ansia crescente: una traduttrice inglese si trasferisce, per lavoro, durante il periodo estivo, in Francia, in uno sperduto paese di montagna, proprio in concomitanza con l’inizio di uno sciopero dei benzinai. Quella che sembra una normale protesta si trasforma pian piano in un incubo, quando oltre al completo isolamento, alla mancanza di rifornimenti, di elettricità e di ogni possibilità di comunicazione, la protagonista scoprirà che anche gli ultimi abitanti sono scomparsi e che non sarà facile trovare altri sopravvissuti.
Sempre in Francia è ambientata la storia dal titolo “Parigi”: un uomo e una donna hanno affittato per le vacanze estive la casa dei Barthez. Tutti sono convinti che provengono dalla capitale e, proprio per questo, attirano pettegolezzi e subiscono lo spionaggio degli abitanti del paesino, situato a metà strada fra il monti e il mare, dove i due misteriosi individui si sono trasferiti, sembra, con l’unico scopo di tenersi in forma, visto che non fanno altro che nuotare, andare in bicicletta e correre. Nel finale mozzafiato però il fatto che non provengano da Parigi non è la sola, stupefacente scoperta… Infine, ne "I miei accenti", la Duncker sembra voler provare che una certa forma di violenza domestica può diventare fonte di ilarità. Henry - Henrietta – una vivace e fantasiosa scrittrice di teatro inglese si trasferisce in Francia, durante l’estate, per poter scrivere in tutta tranquillità. Ma la sua quiete viene costantemente disturbata dai vicini, in un crescendo di confusione, di strilli e di pianti di neonati. La soluzione si concretizza allora in modo del tutto fortuito: la riproduzione di una videocassetta con le rappresentazioni scespiriane messe in scena dalla compagnia di Henry simula un feroce litigio fra amanti che suscita tutta la riprovazione dei vicini e li obbliga alla calma. La situazione però precipita durante la tournée francese, quando, fra gli attori, viene riconosciuto l’amante violento. Abbiamo intervistato l’autrice inglese.
Quando ha scritto queste storie? E dove ha tratto l’ispirazione?
Ho sempre provato interesse nello scrivere storie: questo riferito a personaggi mitici, alle strutture, alle fiabe classiche, soprattutto dopo aver letto la raccolta di Angela Carter, “Fireworks”, pubblicata nel lontano 1974. Ho cominciato a scrivere le prime due su commissione. Mi era stato chiesto di scrivere una storia tratta da Ovidio. “Il persecutore” si riferisce ai rapimenti delle sue
Metamorfosi e “Sophia Walters Shaw” è fondamentalmente basato sulla vicenda di Cerere e Proserpina. Ho scritto tutte queste storie fra il 1997 e il 2002.
Quale influenza ha avuto da questo autore latino?
Ho studiato latino e greco all’università e conosco bene i testi. Ovidio è un autore cruciale nella tradizione inglese. Ha influenzato soprattutto il nostro Rinascimento. Abbiamo avuto alcune recenti eccellenti traduzioni da parte di autori come Ted Hughes. Amo l’energia e la modernità del suo lavoro. Ed il fatto che abbia intimorito l’Imperatore. Per questo è un autore che ho letto e che ho trovato di grande ispirazione.
Ma non crede sia un peccato se il lettore non riesce a cogliere questa ricchezza di rimandi nei suoi testi?
Io cerco di scrivere a più livelli. Non mi preoccupo di quale livello il lettore apprezza! Alcuni, tutti? Non importa. Il lettore è un ospite nel testo di uno scrittore. Io voglio che i miei lettori si sentano accolti e a casa. Come lettrice non posso sopportare di essere trattata con superiorità, perciò qualsiasi spiegazione ulteriore è superflua.
Dalle storie più «sanguinarie» si arriva alla fine (anche se ho temuto il peggio fino all’ultima pagina de “I miei accenti”), alla più ironica e divertente: c’è una scelta, un ordine ben preciso?
Sì, ha ragione. Le storie vanno dal buio alla luce. Così il lettore che le legge in quest’ordine potrà gradualmente uscire dal mondo delle tenebre. La storia cardine è “Il trasloco”, che termina con un’apoteosi. Ed ho voluto che “I miei accenti” fosse una storia sulla violenza sulle donne che, in realtà, è una farsa comica.
A livello di trama, sesso e morte sono il filo conduttore che lega queste storie, ed ho inoltre riconosciuto alcuni elementi base dei suoi lavori: ad esempio il vivere e lavorare da straniera in Francia o in Germania. Ma, a livello linguistico, c’è una grande varietà di toni, punti di vista e codici letterari. È d’accordo?
Sì, è vero. Una delle mie ambizioni era sorprendere il lettore con tutta la varietà possibile, anche usando la prima persona come io narrante. Volevo che il lettore trovasse difficile credere che la stessa persona avesse scritto tutte quelle storie.
Rispetto ad un romanzo, quali sono gli elementi caratteristici di un racconto, di una storia?
Un racconto o una storia dovrebbe fare l’effetto di una ballata o di un sogno. Non ci sono le numerose ambiguità delle fiction più lunghe. I personaggi non hanno una storia precedente. Escono da un vuoto per svanire nuovamente nel nulla. Le storie più brevi possono essere difficili da leggere a causa di questo elemento di shock. Un racconto è scritto per essere letto tutto in una volta. Dovrebbe, se efficace, aggredire i sensi. E poi restare: come un retrogusto o un’eco. Un romanzo ed i suoi personaggi resteranno con te per un periodo della tua vita. Un racconto o una storia sono come uno shock breve e penetrante.
Non pensa che, a volte, un altro tratto distintivo di racconti e storie sia una forma ambiguità che porta il lettore a dare un’interpretazione diversa da quella del lettore?
Leggere è un processo profondo, democratico. Se il lettore ha un’altra interpretazione, non importa. Chissà… Potrebbe essere nel giusto. O essere più preciso. Il lettore deve essere libero di abitare il libro. Certo, alcune interpretazioni sono semplicemente perverse! Ma allora un altro lettore potrà arrivare. E dissentire.
In letteratura, come nella vita reale, il sesso è spesso legato alla morte: qual è, secondo lei, la ragione di questo legame?
Sventura! Perché, sulla terra, il sesso genuino dovrebbe essere distruttivo? Io rifiuto categoricamente il paradigma wagneriano della morte come ultima unione orgasmica. Come in
Tristano e Isotta. Voglio che le mie storie sovvertano quest’idea - che è profondamente radicata.
Quale dei suoi personaggi femminili ama maggiormente, o sente più vicina a lei?
Nelle mie storie? Sono molto affezionata al personaggio di Henry, Henrietta, ne I miei accenti. È un lupo solitario, ma ama la sua compagnia teatrale. Mi piace la sua folle situazione con i vicini e la sua amicizia con Matilde. I personaggi femminili che ammiro maggiormente sono pieni di inventiva, comici. Quello che mi ha maggiormente impaurito è stato Sem ne Il persecutore. È una crudele
voyeur. È la sacerdotessa di Zeus, l’ancella del patriarca. Lei esiste, in tutti i mondi.

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