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Direitinho Josè Rico - Breviario degli istinti malvagi

INTERVISTE

 

Una storia senza tempo

JOSE' RICO DIREITINHO
Breviario degli istinti
malvagi

pp. 167, euro 11,50
Einaudi, 2005

Marilia Piccone



Chi è José de Risso, il protagonista del romanzo dello scrittore portoghese José Riço Direitinho Breviario degli istinti malvagi (Einaudi, pp. 167, euro 11,50)? Un santo sulla cui tomba sul Cerro del Golgotinho si recano i pellegrini per offrire ex voto e preghiere? O il figlio del diavolo nato con un marchio di sventura, una voglia a forma di foglia di quercia sulla schiena? L’uomo che guariva la gente con i suoi decotti e impacchi di erbe o quello a cui si attribuivano le morti del maestro e della fidanzata pazza di Crispín? Quello che aveva ucciso il temuto lupo di Espadaneda o quello che si divertiva a far scoppiare i rospi e a gettare carboni incandescenti nel mezzo delle cucine? Breviario degli istinti malvagi racconta la vita di José de Risso in un villaggio in Portogallo, vicino alla frontiera con la Spagna, dalla sua nascita, nel 1923, alla morte, avvenuta quando aveva 33 anni, come Cristo. Anzi, la sua storia inizia con il suo concepimento, figlio di un venditore ambulante che aveva detto a sua madre, “Tu sei il mio destino”, e poi era scomparso: per riapparire alla fine, il giorno che la voglia a forma di foglia di quercia si stacca dalla schiena di José de Risso e lui viene trovato morto, incastrato in una fessura tra le rocce. Ha qualcosa di una religiosità blasfema, il romanzo di Direitinho, immerso in un’atmosfera di superstizioni, leggende, sogni anticipatori, in un luogo che sembra ai confini del mondo, dove il tempo è segnato dagli eventi naturali, dai rintocchi delle campane e dai ritmi delle stagioni.
Nel titolo del romanzo c’è già tutta l’ambiguità che lo contrassegna: un breviario è un libro di preghiere, stride accostarlo a propensioni malvagie. E il pretesto narrativo nasce da un librettino sulla vita e la morte del venerato José de Risso, distribuito a quelli che si recano in pellegrinaggio sulla sua tomba e che devono leggerne 33 pagine se vogliono vedere esaudite le loro preghiere. Impossibile non notare le analogie stravolte con la vita di Cristo: la meta dei pellegrini è il Golgotinho, il numero 33 degli anni della vita di José de Risso e delle pagine di lettura, la voglia sulla schiena che sanguina come le stimmate, la capacità di divinare il futuro, la presenza di una puttana dal nome straordinario di Purísima de la Concepción (la Maddalena?), un padre che non si vede, e poi i miracoli, naturalmente. Con l’interrogativo inquietante: opera del divino o del demonio? Una lettura che intriga, per la descrizione di un mondo arcaico in cui gli avvenimenti trovano una spiegazione magica o connessa con le forze della natura e il tempo scorre in maniera diversa, segnato con una precisione accurata da riferimenti a quello che resta nella memoria collettiva (tre giorni prima della scartocciatura delle pannocchie, o una settimana prima che la mula partorisse il figlio del diavolo, o tre ore prima dell’arrivo dei saltimbanchi) e che ha importanza solo per i contadini del posto. Lontano, in Spagna, al di là del confine, si combatte la Guerra Civile, un dramma che non tocca nessuno da vicino, neppure quando arrivano i fuggiaschi, come ombre. Come se fosse impossibile pensare ad altre morti oltre a quelle, continue, tragiche o grottesche, di uomini, donne e animali, che avvengono in paese. Annunciate da grifoni e corvi che volteggiano nell’aria, “Ci sono uccelli che possiedono istinti molto, molto malvagi”. Come José de Risso. Abbiamo intervistato lo scrittore.

Il suo romanzo sembra essere collocato fuori dal tempo, come mai questa scelta?

Proprio perché non volevo ambientare la mia storia in un tempo preciso e volevo ampliarne il significato, ho messo solo alcuni riferimenti alla guerra civile spagnola perché mi divertiva inserire dei personaggi diversi. E’ una storia che potrebbe essere accaduta negli anni ‘30 o negli anni ‘80, senza differenza.

Il nome del protagonista richiama molto da vicino il suo. Un caso?

No, è un gioco di parole in portoghese. Dalla pronuncia, Derissu significa “qualcuno che ha un sacco di amanti” e questo era anche uno scherzo giocato sul mio stesso nome.

Qual è l’intenzione nello scrivere un breviario di un “santo” così particolare?

Perché è nella tradizione venerare non solo santi buoni ma anche santi cattivi: la gente comune li prega ugualmente. Ho voluto giocare con la religione ortodossa e popolare che ha adottato forme di superstizione che sopravvivono ancora oggi. Ad esempio, ci sono delle cappelle in cui si adora Gesù e nello stesso tempo si compiono degli ingenui riti pagani attorno ad essa: sono tradizioni che risalgono a prima del cristianesimo che sono state adottate e accettate dal cattolicesimo. Volevo usare in questo libro alcune delle cose che ho appreso nei miei studi di sociologia.

Il libro è fitto di cultura popolare, superstizioni, sogni premonitori. Oltre che per una necessità narrativa, si vuole anche tenere in vita la matrice folkloristica della letteratura?

No, non direi che questa fosse la ragione principale. Il mio è più uno sguardo ironico - non in senso cattivo - per descrivere persone e usanze. Così quando vengono preparate misture di erbe, a me non importa l’accuratezza, non mi importava fare dell’antropologia, mi interessava di più il suono delle parole. E per quello che riguarda i sogni- ascolto sempre persone che raccontano i loro sogni e sono certe che quello che hanno sognato accadrà. E’ buffo che qualcuno voglia fare in modo che il futuro usi il presente, voglia riuscire a far sì che il sogno adempia la realtà.

Le donne non escono molto bene dal suo romanzo: sono perlopiù streghe o puttane o vergini pazze.

Non ci avevo pensato… In realtà nel romanzo cerco di tracciare una linea fra bene e male, e non è una linea diritta. Ad esempio, uso José come un santo che impiegava il male per fare il bene. Forse le donne appaiono così perché culturalmente sono più costrette a certi comportamenti. Il Portogallo è un paese molto maschilista. Ho cercato di rendere uomini e donne uguali, e allora le donne usano le erbe e le pozioni magiche per abbattere le barriere con gli uomini, per potersi comportare più liberamente, infrangendo tutte le regole che la società ha stabilito per limitare i loro comportamenti.

Sullo sfondo si parla della guerra civile di Spagna da cui arrivano i fuggiaschi: come è stata sentita in Portogallo la guerra civile del paese confinante?

Molto poco, ha avuto qualche rilievo solo nei paesi di confine, perché il dittatore Salazar era d’accordo con il Führer e quando i comunisti passavano il confine di notte entrando in Portogallo, venivano fermati e rispediti indietro in Spagna.

Si parla anche del contrabbando di wolframio. A questo proposito, il Portogallo ha giocato un ruolo alquanto ambiguo durante la seconda guerra mondiale.

Sì, c’è molta gente che si è arricchita con il traffico del wolframio: il Portogallo vendette questo minerale a Hitler per le armi belliche. La posizione di Salazar era ambigua, certamente. Non era apertamente per Hitler, era anche favorevole all’Inghilterra…C’era una storiella che circolava su Salazar, sul perché Salazar non si sarebbe mai schierato con Hitler: perché il suo nome era Antonio Oliveira Salazar e Oliveira è un nome ebreo, di un ebreo convertito al cristianesimo. E così Salazar aveva paura di appoggiare apertamente Hitler.

Ogni nazione ha un suo grande modello letterario, qual è il modello letterario più antico a cui rifarsi nella letteratura portoghese?

Il Portogallo ha un grandissimo poeta del XVI secolo, Louis de Camoes, che ha scritto un poema epico, anche se non è proprio un modello letterario.

E’ stato possibile un fiorire della letteratura sotto la dittatura di Salazar?

La censura non ha operato in maniera particolarmente severa sotto Salazar, c’erano dei tagli, sì, ma i censori appartenevano all’esercito, non erano né intellettuali né molto intelligenti e non si accorgevano neppure di molti significati nascosti. Quindi non c’è stata molta differenza nella produzione letteraria prima e dopo Salazar. Bisogna dire anche che la dittatura in Portogallo non è stata così dura come in Spagna e perciò non abbiamo avuto, come è successo in Spagna, una fioritura di opere letterarie che “rivedessero” o denunciassero il passato: Lobo Antunes e Joao De Melo hanno scritto dei romanzi duri contro la guerra in Angola.

Quali sono le tendenze attuali della letteratura portoghese? C’è la tendenza ad una letteratura di genere?

Non particolarmente. Anche la letteratura di genere per eccellenza, quella poliziesca, è sempre un genere misto. Di recente è stato pubblicato un thriller che nel prologo diceva: “Se i thriller hanno radici, questo non ne ha.”






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