RECENSIONI
Il coraggio di penetrare il cuore nero d'America |
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PETE DEXTER
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"Non esistono uomini integri": con queste parole si chiude "Un affare di famiglia", terzo, stupendo romanzo di Pete Dexter tradotto in Italia da Einaudi: e quando si alzano gli occhi dall'ultima pagina del libro, da quelle parole conclusive, per riaffacciarsi nel mondo fisico, si ha come la sensazione di sapere qualcosa di più sulla propria e sull'altrui esistenza, e che quella scarna frase contenga una verità tragica e dura, quanto incontestabile. Ha una tale forza, infatti, l'opera del narratore americano, da superare i confini del piano letterario per proiettare una luce nuova sulla realtà di chi legge; per quanto, a onor del vero, sarebbe più corretto dire che vi getta piuttosto una pesante cappa di opacità, lasciando un senso di disagio e malessere. Merito non solo della storia, perfettamente congegnata sul piano dell'intreccio, ma anche della capacità di Dexter di riadattare la lezione dei classici dal punto di vista della lingua, attraverso una scrittura che nella parte iniziale ha la freschezza naif e ironica di "Il giovane Holden", e che nella seconda metà del libro precipita, portandosi dietro il lettore, verso lo stile cronachistico intriso di tragicità dell'Hemingway di "Addio alle armi". Riferimenti "ingombranti", senza dubbio, ma tutt'altro che fuori luogo: "Un affare di famiglia" è, innanzitutto, un romanzo di formazione come quello di Salinger, che racconta l'introduzione alla vita adulta del paperboy del titolo originale, attraverso il progressivo annientamento della sua ingenuità da post-adolescente che guarda ancora al mondo con occhi trasognati; è, poi, un romanzo sul giornalismo, e sulle sue deviazioni più meschine, quelle che corrompono animi e amicizie per un Premio Pulitzer o una passeggera notorietà. Inoltre, ed è pregio tutt'altro che irrilevante, quello di Dexter è un racconto che scava nel vero e proprio cuore nero dell'America, quello di cui non si parla quasi mai e che non si deve vedere fuori dai confini patri per non disturbare la propaganda patriottica che giustifica qualsiasi tipo di azione del governo USA. Si tratta di un cuore nero che abbiamo comunque imparato a conoscere, primariamente grazie all'unica Hollywood veramente libera e contestatrice - quella degli anni '70 - con pellicole come "Un tranquillo weekend di paura", "Non aprite quella porta" o l'insostenibile "Non violentate Jennifer". È l'America dei redneck, dei bifolchi, di coloro che si autoisolano in zone paludose del Paese vivendo con un numero ristrettissimo di congiunti; un'America in cui la luce della civiltà e della civilizzazione non è mai penetrata, in cui non si riconoscono legge o autorità che non siano quelle del diritto di difendere, a ogni costo e con qualunque mezzo, la proprietà privata, sia essa una casa, una femmina, o dei porci da allevare per il sostentamento. Pete Dexter ha il coraggio di immergersi nel fango di quelle zone paludose, e ne restituisce un ritratto crudo, fastidioso, ma quanto mai vero e onesto, per una discesa materiale agli inferi che si fa metafora di quella, spesso corrispondente, dell'animo di ogni essere umano. |