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David Nicholls - Un giorno

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Un giorno solo può rappresentare
la svolta della nostra vita

DAVID NICHOLLS
Un giorno
pp. 487, euro 18
Neri Pozza, 2010

Lidia Gualdoni

Con
Un giorno Nicholls ha saputo esprimere, attraverso vari registri, tutte le sfumature dei sentimenti tipici di quegli amori contrastati più dai limiti degli stessi protagonisti che da fattori esterni: incanta con l'ironia e l'umorismo di alcune situazioni ed emoziona con la drammaticità evocativa di altre. Con il pensiero rivolto verso il passato di alcuni grandi scrittori classici che lo hanno ispirato, ci accompagna in un viaggio che, a partire dalla fine degli anni Ottanta, ripercorre gli anni Novanta e il primo millennio. Trama e dialoghi sono intimamente legati e la vicenda narrata procede, in modo molto originale, con regolari salti temporali.
Tutto ha inizio il 15 luglio 1988 quando, nel loro ultimo giorno di università, Emma e Dexter, profondamente diversi per estrazione sociale e per ideali, si incontrano e trascorrono una lunga notte insieme. Quello che succede subito dopo, per il momento, non è dato a sapere.
Come se un solo giorno, memorabile o ordinario che sia, possa dare valore e sostanza ad un’intera esistenza, li ritroviamo esattamente un anno dopo, e l'anno dopo ancora, così per i successivi vent'anni. Proprio come chi, nello sfogliare un album di fotografie, riesce a cogliere alcuni cambiamenti, senza poter tuttavia ricostruire nei dettagli la vita che si è consumata nel frattempo, così il lettore si troverà a colmare con la propria immaginazione i vuoti lasciati volontariamente da Nicholls.
Emma, limitata dalla sua stessa insicurezza, dovrà lottare per realizzare i suoi sogni, mentre Dexter, avvantaggiato dal denaro e da un innato fascino personale, si renderà presto conto di quanto sia effimera la posizione raggiunta con relativa facilità nell'ambiente televisivo. Che si trovino sull'orlo della depressione o in preda ad una forte emozione, fra le braccia di un amante o soli e ubriachi a riflettere sui propri fallimenti, Emma e Dexter sanno di poter contare sulla presenza e sull'amicizia dell'altro. Il passare degli anni porta, oltre a qualche ruga, a qualche capello bianco e a qualche chilo in più, anche una nuova consapevolezza della felicità che potevano avere, che è loro sfuggita, ma che è ancora a portata di mano.
Non una felicità che non hanno mai provato, quanto l'illusione della felicità che hanno visto – o che hanno creduto di vedere – anche se di sfuggita, almeno una volta. Felici, perché non troppo felici, consapevoli che “tutto andrà bene, se non cambia niente”.

Intervista a David Nicholls


Con l'espediente di descrivere le vite dei due protagonisti, colti proprio come in un'istantanea un solo giorno all'anno, lei è riuscito a descrivere una storia lunga vent'anni e ambientata in luoghi e in tempi diversi. Com'è nata quest'idea così originale?

La prima risposta che devo dare è piuttosto triste: non lo so o, meglio, non posso svelarlo perché rivelerebbe troppo della fine del romanzo. Diciamo che c'è un passaggio nel romanzo di Thomas Hardy
Tess dei d'Urbervilles che suggerisce l'idea secondo cui un giorno solo può rappresentare una svolta nella nostra vita, un giorno apparentemente ordinario può in realtà contenere tutta la nostra vita. Non esiste nessun giorno insignificante. Ripeto, però, che non posso dire di più sul testo di riferimento, perché svelerei il finale del romanzo. In secondo luogo, vorrei aggiungere che ho scelto questo tipo di espediente perché vent'anni sono un periodo così lungo che la tentazione più immediata è quella di mostrare solamente gli eventi più salienti nella vita di una coppia, ad esempio il primo bacio, il matrimonio, una nascita e così via. Ho pensato invece che sarebbe stato divertente scegliere dei pezzettini di vita – diciamo così – insignificanti di entrambe le controparti e lasciare che il lettore riempisse i buchi.

Riguardo proprio questi “spazi bianchi” nelle vite dei due personaggi, lei autorizza il lettore a riempirli con l'immaginazione o deve semplicemente essere accompagnato da lei, nella scoperta dell'intera vicenda?

Diciamo che io fornisco delle informazioni sugli incontri fra varie persone, sulle conversazioni che si svolgono, per così dire,
off screen, fuori dallo schermo, ma mi piaceva che fosse il lettore a riempire questi “buchi”, che riuscisse ad individuare i cambiamenti che erano intervenuti nel frattempo, a recuperare le parti mancanti della storia. Quando mi è venuta l'idea di questo racconto svolto in modo puntuale anno dopo anno, mi sono reso conto che, se avessi fatto bene il mio lavoro, il lettore avrebbe avuto delle difficoltà a fermarsi alla fine di ogni capitolo, perché avrebbe voluto sapere di più. Si sarebbe chiesto: “Ma allora sono tornati a casa insieme? Hanno risposto a quella telefonata? Hanno lasciato quel lavoro o l'hanno tenuto?”. Quindi volevo che la curiosità trascinasse il lettore per tutta la durata del romanzo.

Nell'evoluzione di un rapporto come quello fra Emma e Dexter, quale ruolo gioca il caso, e quanto invece è nelle mani degli stessi protagonisti?

E' un misto: a volte la vita viene alterata dal fatto che una lettera non viene spedita o che a una telefonata non si risponde, oppure per delle osservazioni incidentali che vengono fatte e che possono cambiare il corso di un'esistenza – anche quest'idea mi è venuta da Thomas Hardy, per il quale era molto importante sottolineare come fosse il fato, il destino, a contare maggiormente. D'altro canto, credo sia proprio il carattere di questi due personaggi a far sì che non riescano a mettersi insieme: Dexter, quando ha vent'anni è troppo preso da se stesso, è troppo superficiale, scortese, ignorante per poter comprendere il potenziale rappresentato da Emma. Emma, invece, ha pochissima fiducia in se stessa, tende a drammatizzare troppo, non è mai disposta a rivelare quello che prova veramente. Del resto, la sfida delle commedie romantiche è proprio quella di tener ben separati i protagonisti, di non farli mettere insieme. In questo libro, sono i loro errori a tenerli separati, finché non invecchiano a sufficienza per capire quali sono i loro veri sentimenti.

Lei ha usato diversi registri espressivi: dialoghi, lettere, descrizioni, narrazioni... quale preferisce e come è stato influenzato dal suo lavoro di autore televisivo?

Io ho sempre ammirato i dialoghi, soprattutto nelle opere cinematografiche – pensiamo ad esempio ai film di Hollywood degli anni Trenta, con i loro dialoghi così rapidi, botta e risposta, come quelli fra Audrey Hepburn e Cary Grant. Invece, dal punto di vista letterario, ho sempre apprezzato Jane Austen o Shakespeare in
Tanto rumore per nulla, proprio per i suoi dialoghi così ingegnosi e intelligenti. D'altro canto, mi è sempre piaciuto scrivere dialoghi che sapevo agli attori avrebbe fatto piacere recitare. Come scrittore, però, sono sempre stato un po' esitante nelle descrizioni, un po' guardingo nel tentativo di scrivere quella che si definisce una “bella pagina di prosa”, questo almeno in passato. In questo libro, invece, mi sono divertito sia a scrivere in prosa, sia a scrivere i dialoghi. Penso di aver avuto più fiducia in me stesso.

Quanto della sua esperienza di autore nell'ambiente televisivo c'è nella figura di Dexter?

Ho lavorato in televisione, ma devo ammettere che, tristemente, le mie esperienze sono state completamente diverse da quella di Dexter. In televisione ho conosciuto persone che si danno molto da fare consenso di responsabilità. Io mi sono sempre occupato dei drammi televisivi – non saprei come definirli – di film drammatici, e mai dell'aspetto più di intrattenimento, dei video pop, ad esempio, come invece fa Dexter. Per me la TV ha rappresentato una sorta di teatro vero e proprio, qualcosa di serio: sono cresciuto adorando questo tipo di drammi televisivi, mentre per Dexter il lavoro rappresenta quasi un gioco, quindi le nostre esperienze sono totalmente diverse.

E come carattere, invece, c'è una parte di lei, nel protagonista maschile?

Direi proprio di no: io a vent'anni avevo una personalità più simile ad Emma. Non avevo autostima, non avevo abbastanza soldi, non avevo il background familiare o le conoscenze necessarie per divertirmi nell'ambiente televisivo. Anch'io, come Emma, ho trovato molto tardi la mia vocazione. Va detto anche che negli anni Novanta, Londra era un posto veramente selvaggio, un
wild place, molto più divertente rispetto agli anni Ottanta, ma io sono stato più che altro uno spettatore di tutto questo.

Soffermiamoci sulla citazione che apre la prima parte, 1988-1992, è tratta da Grandi speranze di Charles Dickens: parla di un “giorno memorabile” che capita in ogni vita, cambiandone il corso. Qual è stato il suo giorno memorabile?

Potrei parlare di due giornate epocali nella mia vita. La prima, quando ho iniziato l'università, perché non mi aspettavo assolutamente di fare questi studi e mi è piaciuto tantissimo quel periodo. Ritengo che abbia davvero cambiato la mia esistenza tanto che, ancora oggi, penso alla mia vita come il periodo “prima” o “dopo” l'università. E poi, un'altra data memorabile per me, è sicuramente quella del primo appuntamento con la mia partner: se non ci fosse stato, la mia vita sarebbe andata diversamente.

L'autore, David Nicholls

Prima di dedicarsi alla scrittura, David Nicholls, inglese, classe 1966, ha lavorato come attore e, come autore televisivo, ha realizzato adattamenti shakespeariani per la BBC oltre a numerose serie di successo. Il suo primo romanzo, Starter To Ten, è già diventato un film, mentre sono in attesa di trasposizione cinematografica sia il suo secondo libro, Understudy, sia il suo ultimo bestseller Un giorno, uscito in Italia per Neri Pozza e in corso di traduzione in tutto il mondo.

Il romanzo, Un giorno

Emma e Dexter festeggiano il loro ultimo giorno di università con una serata di grandi bevute e un fugace incontro fra le lenzuola. E' il 15 luglio 1988, una data importante per entrambi: nonostante le loro vite si dividano, destinati come sono ad esperienze profondamente diverse, il loro legame di amicizia, se non d'amore, resiste al passare dei vent'anni successivi. L'autore li seguirà infatti per un lungo periodo di tempo, proprio nel giorno dell'anniversario del loro rimo incontro: potrà sorprenderli insieme, in vacanza, ad una cena o ad un matrimonio, oppure divisi, in situazioni diverse e con partner diversi, ma per tutto questo tempo, non smetteranno di cercarsi, di litigare, di raccontarsi, di odiarsi e, in fondo, di amarsi.

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