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David Ignathius - Attacco a Teheran

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Tra tormenti personali e necessità di azione

DAVID IGNATIUS
Attacco a Teheran

pp. 384, euro 14,90
Newton Compton

Enzo Verrengia

Da sempre, il sogno di ogni servizio segreto è avere una spia all'interno di territori proibiti. Caduto il Muro di Berlino, il confine delle ostilità corre lungo la linea ingannevole che separa l'occidente dagli stati granitici e impenetrabili. Per esempio l'Iran. In Attacco a Teheran (Newton Compton, pag 384, Eur. 14,90), l'editorialista della Washington Post David Ignatius ipotizza che uno scienziato nucleare passi spontaneamente alla CIA informazioni sulla bomba degli ayatollah. L'autore conosce bene il teatro del Medio Oriente per avervi ambientato alcuni dei suoi romanzi precedenti, fra i quali Nessuna verità, portato sullo schermo da Ridley Scott. Ma Attacco a Teheran va oltre i canoni della spy-story. I due protagonisti, l'americano Harry Pappas, di padre greco, e l'inglese Adrian Winkler vengono delineati in tutta l'umana inadeguatezza dei rispettivi retroterra. Il primo ha perduto un figlio nella guerra sbagliata contro l'Iraq, e non vuole che Washington ripeta l'errore impegnandosi di nuovo con la strategia perdente. Il secondo ha divorziato e cerca una rivalsa anche sessuale legandosi a Janeth, operativa di "Increment", esercito segreto dell'intelligence britannica con licenza di uccidere
I loro tormenti gravano sulla scelta pericolosissima del dottor Malavi, giovane fisico nucleare di Teheran, deluso dagli eccessi della rivoluzione islamica. È lui che ha contattato la CIA su Internet. E per lavorarselo, Pappas, che dirige la sezione iraniana dello spionaggo di Washington, ricorre alla collaborazione dei "cugini" inglesi.
Sospeso fra situazioni personali di grande squilibrio e forti necessità di azione, il flusso narrativo del romanzo scorre a forza di adrenalina ed improvvisi picchi di umanità. Ignatius, allora, dimostra che nessun genere letterario serba le risorse multidisciplinari che si ritrovano nell'intrigo internazionale. Perché quest'ultimo, ormai, serve più della cronaca a penetrare dietro le apparenze di una globalità confusa, dove i poteri competono a vicenda.

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