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Daniele M. Pegorari - Critico e testimone. Storia militante della poesia italiana 1948-2008

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Il Bel Paese dove non solo il sì suona

DANIELE M. PEGORARI
Critico e testimone. Storia
militante della poesia
italiana 1948-2008
pp. 584, euro 25
Moretti & Vitali, 2009

Sergio D'Amaro

Sessant'anni valgono molto in una storia letteraria. Se poi i termini temporali si chiamano, da una parte, 1948 e, dall'altra, 2008, la cosa assume subito una valenza più incisiva, legata com'è a svolte storiche e a periodizzazioni che più o meno evidentemente ripropongono scatti di coscienza, constatazione di un cambiamento, definizione di stili etici. Originale appare così la presa di posizione di un già robusto anche se giovane (è ai suoi primi quarant'anni!) studioso dell'Università di Bari, Daniele M. Pegorari, co-fondatore e redattore della fortunata rivista "Incroci", animata dai ben noti Lino Angiuli e Raffaele Nigro.
Pegorari propone una Storia militante della poesia italiana 1948-2008 (sottotitolo) scritta in veste di Critico e testimone (titolo), prendendosi tutta la responsabilità di uno sguardo eccentrico e volutamente strabico (si direbbe anche antiaccademico), con la speranza e il proposito di sfuggire alle ottiche della crisi, che per loro natura dialettica sono sempre in rapporto ad un ordine, ad un canone, ad una struttura che vengono puntualmente, periodicamente, infranti. Gli anni-limite restano significativi: sconfitta del "Fronte Popolare" nel '48, sconfitta del Centrosinistra nel 2008; si potrebbe essere più compromessi, più "politici", più partigiani di così? Tra due sconfitte, che segnano all'altro capo un tempo estremamente difficile per le sue sorti, corre povera e nuda la poesia, aggrappandosi ad una specie di passaparola rilanciato generazione dopo generazione dai nati negli anni '10-'20 a quelli nati negli anni '50-'60, e che proprio dunque nei limiti temporali di questo libro hanno complessivamente operato e prodotto.
A pensarci bene, Pegorari ha cominciato a "vedere" la letteratura tra fine anni '80 e inizio '90, quando era tutto un mareggiare di entusiasmi e di riflussi, di debordanti fenomeni pubblici e di depressi privati, e la società italiana si apprestava a nuove feroci illusioni e a lavaggi frettolosi di mani in flagrante apoteosi del gattopardismo (si cambiava tutto perché tutto restasse come prima). Per un giovane dall'occhio critico fu un notevole shock e fu da allora che assumendo lenti su lenti, sovrapponendo immagini, comparando fotografie, Pegorari è andato ricostruendo un suo personale cannocchiale letterario, tutto facendo originare dai protagonisti della terza generazione (Caproni, Luzi, Sereni, Bertolucci, Zanzotto, Pasolini, Volponi, Pierro…), e saggiandone influssi e direzioni proiettati in vario modo (Metafisici, Sperimentali, Neodialettali, Realisti) fino all'ultima eco di quello che potrebbe definirsi "iperrealismo" della generazione techno-rockettara-informatica.
Pegorari (c'era forse da aspettarselo) non ha certo dimenticato l'area meridionale, anzi s'è appuntato qualche spillo anche abbastanza vistoso (Bonsante, Mancino, Angiuli per esempio), a cui la sua pelle si è avvezzata come un memento morale, come il richiamo dell'esperienza fatta sul campo, vicina, dialogante, vivente. Da novello Senofonte è andato così in anabasi e catabasi, alla ricerca di un senso, di una promessa, di una scossa. Vivendo in prima persona questi lunghi sessant'anni d'Italia, faziosamente appassionandosene, spostando qua e là qualche tessera, qualche linea di visione, qualche luccichio di flash. Grato, alla fine, Pegorari alla poesia, avventura della mente e del cuore, testimone essa stessa in prima persona di una trasgressione, di uno scandalo, di un'utopia, che non si può dire tutta col linguaggio, ma che nel linguaggio si annuncia e si rivela: e in un Bel Paese, alla fine, in cui non solo il sì suona, ma anche il no.

Daniele Maria Pegorari (1970) insegna all'Università di Bari e di Foggia. Cofondatore nel 2000 di "incroci" e curatore scientifico di una sezione dell'annuario internazionale "Dante", dirige collane di ricerche e testi ("Officina" di Stilo e "Le ciliegie" di Palomar), collabora con numerose riviste accademiche e militanti ed è consulente di alcune case editrici nazionali. Ha pubblicato fra l'altro: Dall'"acqua di polvere" alla "grigia rosa". L'itinerario del dicibile in Mario Luzi (1994), Vocabolario dantesco della lirica italiana del Novecento (2000), Metrica dei giorni. Poesie per un anno (2000), Mario Luzi da Ebe a Constant (2002), Contesti della "Commedia" (con F. Tateo, 2004), Non disertando la lotta. Versi e prose civili di Mario Luzi con l'omaggio di 41 poeti (2006), Dal basso verso l'alto. Studi sull'opera di Lino Angiuli (2006), Puglia in versi (2009), oltre ad alcuni saggi su Dante e sul dantismo di Gozzano, Montale, Pasolini e Luzi. Dal 2005 presiede il premio di narrativa "Vico del Gargano".

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