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Copy in Italy. Autori italiani nel mondo

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Editoria italiana, dal territorio ai mercati internazionali

Copy in Italy.
Autori italiani nel mondo.

Dal 1945 a oggi
a cura di
Fondazione Arnoldo
e Alberto Mondadori
euro 35
Effigie, Milano 2009

Anna Longoni

L'Italia nello scorso agosto ha ospitato a Milano il 75° Congresso annuale dell'Ifla, la maggiore associazione internazionale bibliotecaria che, proprio in Italia, nel 1929, aveva tenuto la sua prima conferenza mondiale. Per l'occasione la Fondazione Mondadori ha organizzato la mostra itinerante Copy in Italy, dedicata alla fortuna degli autori italiani nel mondo, accompagnato da un utilissimo volume, edito da Effigie, che, all'incrocio tra il genere del catalogo e quello degli atti, diventerà un riferimento imprescindibile per chiunque voglia percorrere le tappe che hanno portato la nostra editoria a uscire dalla ristrettezza del territorio nazionale per affacciarsi ai mercati internazionali: gli interventi qui raccolti seguono le tracce delle più significative presenze all'estero di autori e libri, analizzano il ruolo che le agenzie letterarie hanno avuto in questa trasformazione, danno voce alle testimonianze degli scrittori.
Tra i pezzi più interessanti sicuramente quelli che offrono una preziosa messe di dati, come avviene nel saggio sulla "Fortuna commerciale degli autori italiani" di Paola Dubini, da cui apprendiamo, ad esempio, che la capacità della nostra editoria di proporsi all'estero si sta soprattutto rafforzando nel settore della non fiction e della letteratura per ragazzi; o nell'intervento "I tanti volti del copy italiano" di Giovanni Peresson che, tra l'altro, dimostra come negli ultimi anni la diminuzione della percentuale di volumi stranieri nelle nostre librerie si accompagna all'aumento progressivo dei libri italiani sui mercati esteri.
Accanto ai dati (alle tabelle, ai grafici destinati a divenire punto di partenza per l'analisi del mercato editoriale), in queste pagine vengono messe a fuoco alcune questioni: possono essere gli aspetti paratestuali coinvolti nella traduzione di un libro (ad esempio, il problema, analizzato da Giovanni Baule, di come "tradurre " la copertina), o il rapporto tra cinema e bestseller, affrontato da Matteo Pavesi.
Molti i "casi esemplari": Primo Levi, insoddisfatto dei titoli scelti dagli editori stranieri (come J'étais un homme o Survival in Auschwitz), e attentissimo a sorvegliare le traduzioni (E. Ferrero); Gadda, che cerca di sottrarsi all'inaspettato successo del Pasticciaccio (6000 copie vendute in pochi mesi) ma poi si entusiasma alla possibilità di arrivare sul mercato estero e propone di fornire al traduttore francese la trascrizione in italiano delle parti napoletano-romanesche (G. Pinotti); Calvino, che si lamenta per le infedeltà degli editori stranieri i quali, ad esempio (accadde negli USA), fanno uscire I nostri antenati senza Il barone rampante (L. di Nicola); la Morante, che inorridisce di fronte al due punti del titolo americano del suo romanzo di maggior successo, divenuto History: A novel ("sembra che novel sia un attributo di history; come sia "la storia è un romanzo"") (P. Dubini).
Gli autori di questi saggi (oltre ai nomi già citati: G. Alberti, D. Barbieri, M. Forestan, M. Novelli, A. Tarabbia, G. Conti, S. Salis, B. Centovalli, E. Renzi, T. Tofanetti) analizzano i grandi successi editoriali, di Eco o di Saviano, di Lucarelli o di Guareschi; disegnano ritratti, come quello di Germano Facetti, che rinnovò la grafica dei tascabili Penguin; esaminano il ruolo degli agenti letterari, su tutti quello del grande Erich Linder; presentano il lavoro degli editori nazionali ma anche quello di una casa editrice italiana a New York, la Europa Editions voluta da Sandro Ferri, che dal 2005 offre ogni anno al mercato statunitense una produzione che per un terzo è di libri italiani tradotti.
A chiudere il volume è un interessante dialogo a distanza tra scrittori e traduttori, alle prese con l'eterno conflitto tra le fedeltà infedeli e le fedeli infedeltà delle traduzioni (M. Mazzucco, E. Kostioukovitch, H. Janeczek, T. Scarpa, M. Kahn, V. Evangelisti, S. Di Natale).

IFLA
Nel 1927 in un convegno che vedeva riuniti a Edimburgo i direttori di biblioteche nazionali venne presa la decisione di fondare l'Ifla, l'International Federation of Library Associations and Institutions, la maggiore associazione internazionale bibliotecaria, indipendente, non governativa e senza fini di lucro. Tra i suoi obiettivi: promuovere standard per la creazione e la fornitura di servizi bibliotecari; diffondere la consapevolezza dell'importanza di disporre di buoni servizi bibliotecari; rappresentare gli interessi dei suoi membri in tutto il mondo. L'Ifla rappresenta (direttamente o indirettamente) circa 500.000 biblioteche e professionisti del settore in 150 paesi.



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