RACCONTI
Domenico Cacopardo
Via della Signora
Si volta l’uomo in via della Signora
E guarda la tua figura allontanarsi
Leggera, la borsa a tracolla, e la solita
andatura. Ti volti anche tu.
Saranno cento metri, non di più.
E gli sguardi si incrociano dolenti
Dicendo commossi parole note
E ignote che assommano un passato
Forte intenso come il sapore forte
Delle olive del mercato di Catania
Come il sapore forte del mare di Samperi
Come il sapore forte del granchio
Di Porticello come il sapore forte
Del cannolo di Finocchiaro
Del pesce di Marmoreo, del gelsomino
Del feudo siracusano e via via
Sino alla Venere Landolina e a Chiusa di Carlo.
E, poi, torna il pensiero d’essere di due
Uno, in quello sguardo scambiato, rapido
e completo, tutto in un semplice sguardo
e via di corsa, ai lavori, ai treni, ai viaggi
alle separazioni infelici e felici di nuove
attese per essere come in quello sguardo
di due uno, sino alla morte, sapendo
che non è peccato il sentimento forte
l’amore che unisce e divide gli uomini
e le donne, non è peccato, è solo amore
quando è amore d’amore per sempre
le labbra come fiori, le mani come piccoli
fazzoletti delicati, le braccia come cuscini
gli occhi come luci, le parole come carezze
i corpi come amorosi materni ricettacoli
trovati della grotta dei misteri della vita,
quella dei tesori saraceni, acqua salsa
sul piancito e luce verso l’alto, luce
chiara trasparente come l’anima tua
tremebonda, impaurita, trepida, timida,
generosa, appassionata, ferita e ancora
fiduciosa, lucida e turbata, mani aperte
pulite nette bianche come le dita affusolate.
Dovrei dirti addio. Dovrei tradirti, amore mio.
Dovrei: avanti il dovere, il dover essere
Ciò che non si è né si può essere mai. Gli altri
Che osservano gelosi, invidiosi, ingiusti
Giustizieri d’ogni giorno strappato al declino
Allo scivolare inesorabile verso lo stabile
Immoto essere così fermi come il sasso
Grigiastro dell’arenile siciliano, che
Un giorno t’ho dato con dentro l’anima mia
Le sue crudezze, le sue menzogne e gli slanci
Sì gli slanci che hai suscitato tu, d’improvviso,
Come un inatteso primaverile sole.