OLIVIERO BEHA Eros terminal
pp. 270, euro 16,60 Garzanti 2009
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Alfio Siracusano
Eccoci di fronte a un caso classico di libro double face. Da un lato il contenuto, che ci porta dentro i fantasmi culturali di Beha, vissuti con commossa furia etico-ideologica; dall'altro la forma (e non si vuole intendere la forma racconto, ma la forma stile, scrittura), che del contenuto si fa involucro e insieme supporto ma anche denuncia e strumento di rigetto, rimozione in atto, per così dire. Nel senso che ne fornisce, del contenuto, una specie di interpretazione autentica: che insieme lo accetta nel novero delle cose reali (anche se non ancora del tutto tali perché futuribili, ma ugualmente tali perchè figlie di una logica razionale e consequenziale), e insieme lo respinge in nome di una superiore concezione dell'essere che qui si materializza nel gioco lucido delle parole. Che si intrecciano guidate da un arcano remoto di letture nobili, stilemi di rango, eleganze forbite, rotonde musicalità (insomma la "cultura") che rinviano a qualcosa che va ben oltre la misera consistenza del mondo in cui si svolgono i fatti. Che è il mondo del nostro prossimo (quanto prossimo?) futuro: quando l'umanità slabbrata dei nostri giorni si ritroverà come rattrappita negli esiti delle sue follie presenti, individuate in primis nell'incosciente dilapidazione energetica, e agli uomini toccherà di vivere divisi tra quelli che abitano nei quartieri alti, difesi come in ghetti alla rovescia dalle loro guardie prezzolate, e quelli che di fatto li assediano senza che ancora sia maturata in loro la scelta rivoluzionaria del rovesciamento totale dell'ordine esistente. Li contrappone, nell'invenzione di Beha, la questione della disponibilità dell'acqua, perché gli uni ne hanno a sufficienza e gli altri ne sono quasi privati. E a un certo punto lo stesso racconto si incardina sul tema di possibili atti terroristici in nome dell'elemento liquido assunto a "figura" dell'ingiustizia sociale. Solo che l'idraulicità del tema, tutta interna alla problematica sociale di questo mondo di pura fantascienza, si complica nell'assunzione al rango di protagonista di un'altra forma di idraulicità, che Beha identifica nel debordante erotismo del protagonista formale del romanzo: un personaggio senza nome e perciò assimilato a una sorta di Zelig piacente, ormai anziano ed "egopirico" (ossia dominato da inesauste autoaccensioni) e ancora capace di performances insospettabili con donne quasi sempre disponibili, che trova solo nel sesso "idraulico" (fatto di eiaculazioni e fellationes e adempimenti vari in nome di "missionarie" o "Sodomia" o altro) la ragione prima e unica della vita. Di fatto regolata da ciò che egli chiama un "ingombro idraulico appena sotto la cintura". Che è una delle infinite varianti del sesso mascolino fiorite dalla tastiera di Beha. La conseguenza è che la vita di Zelig finisce coll'identificarsi, alla maniera di Dorian Gray col suo ritratto, col persistere della funzione idraulica di cui sopra, per inesorabilmente afflosciarsi quando l'indispensabile strumento, ai primi segni di afflosciamento, gli notificherà l'avviso di essere giunto al suo terminal. Che è la stazione di servizio in cui i viaggi, tutti i viaggi, cominciano ma anche finiscono. Ed è anche il segno di un destino che non potrà mancare di compiersi. Va da sé che Beha non tace la contemporaneità traslata di questo mondo fantascientifico. Non solo richiamandosi esplicitamente, per esempio in tema di fellatio, a tempi che il libro immagina trascorsi in cui "troppi governanti avevano eletto tale meritoria pratica a metro di misura per la carriera politica di numerose maitresses specializzate in questo genere di negozio sessuale… almeno a giudicare da come … avrebbero commentato al telefono, opportunamente intercettate, il loro operato…" (pag. 162), ma anche dandone una lettura che si richiama palesemente all'oggi politico della crisi della politica. A tutte le latitudini ideologiche. Tanto è vero che nella vicenda dei temuti disordini in nome dell'acqua il ruolo di catalizzatore e forse demiurgo sembra per un momento coincidere con una singolare figura di scrittore dal nome esplicitamente simbolico: Inri. Che sono le lettere fissate sulla croce di Cristo. Quasi a dire che, nel recupero della cosiddetta scala valoriale, all'umanità condannata alla decadenza e insieme destinata a subire la prepotenza dei più forti altra via non resta, scomparse le scorciatoie rivoluzionarie, che ancorarsi a quella croce e a tutti i valori in essa contenuti. Valori laici, dal momento che in questo mondo evocato da Beha le chiese sono immaginate in rovina, cancellate nella universale dissoluzione. E le absidi diroccate trasmutate in alcove. Si innerva qui il senso della forma-scrittura che dicevo prima. Beha è uno scrittore formidabile, che usa in maniera magistrale il linguaggio allusivo, e non solo quando illustra le funzioni "idrauliche" intese nei modi più variegati. La verità è che il suo linguaggio si dispiega con sorprendente fluidità quasi parlata, dunque immediatamente comunicativa, e tuttavia appare costantemente ricco di arabeschi e giravolte e sovrasensi e metafore che, se spesso e volentieri sconfinano nel barocco, hanno sempre la rotonda compiutezza di chi dietro le spalle si giova del peso gradito di letture di buon livello che affondano nel mare grande delle humanae litterae: con tutto quello che di aristocratico ma anche di valoriale esse si portano appresso. Che qui significa lo scarto, la presa di distanza dell'intelligenza rispetto a un esito di declino forse non irreversibile, ove al prevalere delle funzioni idrauliche si contrappongano le sinapsi della raffinata intelligenza. Che la scrittura colta simbolicamente raffigura, svaporando, solo per fare qualche esempio, tra Calvino e Nietzsche e la metafora allusiva delle due negazioni che affermano. Facendosi anch'essa protagonista del romanzo. Non è un caso che lo Zelig piacente che sta al centro del racconto, esaurite le sue funzioni idrauliche e al solo cospetto della memoria e del suo gatto, viva il suo doppio nella scrittura: che analizza e racconta e rivive le sue storie, ma insieme le proietta in una dimensione altra che proprio nello stile le sublima. Ancorandole alla loro appariscente fisicità e insieme liberandole da essa.
Il libro
In un luogo qualsiasi di un futuro fantascientifico un innominato ex pierre (addetto alle pubbliche relazioni) e segretamente scrittore, una sorta di Zelig, vive la sua vita di egopirico, totalmente dominato dalle pulsioni sessuali. È anziano ma ancora capace di prestazioni erotiche eccellenti. Abita nei "Quartieri Alti" insieme con l'umanità dei privilegiati, mentre tutto intorno vivono gli altri, quelli che non hanno acqua in quantità sufficiente come i primi. Il generale Torri, leader dei "Quartieri Alti", gli chiede di indagare su presumibili atti di terrorismo relativi proprio all'acqua, e questo consentirà a Zelig di entrare dentro il mondo dei diseredati e di conoscere Inri, giovane scrittore e forse capo e speranza dei nuovi miserabili. La scoperta di quel mondo coincide con la fine del suo erotismo e della sua vita.
L'autore
Nato a Firenze nel 1949, inizia a fare il giornalista con TuttoSport e Paese Sera. Dal 1976 al 1985 è a la Repubblica. È stato editorialista e commentatore anche politico per Rinascita, Il Messaggero e Il Mattino (e successivamente per l'Indipendente). Nel 1987 dà inizio alla sua attività televisiva con Andrea Barbato conducendo "Va' pensiero". Negli anni seguenti firma inchieste e speciali televisivi in Italia e all'estero. Nell'aprile 1992 dà vita a "Radio Zorro", e più recentemente ad "Attenti a quei tre". È autore di testi teatrali, tra i quali Volevo essere Pasolini e Italiopoli. Ha scritto per l'Unità fino al 2008 mentre nel 2009 ha avviato una collaborazione con Il Fatto Quotidiano. Dal 2001 al 2006 è stato docente di "Sociologia dei processi culturali e comunicativi" alla Facoltà di Architettura Valle Giulia dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Tra i suoi numerosi libri meritano di essere citati Sono stato io, Crescete & Prostituitevi, Trilogia della Censura, Diario di uno spaventapasseri, Indagine sul calcio, Italiopoli e Il Paziente Italiano. Eros Terminal è il suo ultimo libro
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