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Antonio Tricomi - La Repubblica delle lettere

RECENSIONI





I barbari, nuovi padroni della storia?

ANTONIO TRICOMI
La Repubblica
delle Lettere
Generazioni, scrittori,
società nell'Italia
contemporanea

pp. 544, euro 34
Quodlibet

Sergio D'Amaro

Tricomi lo dice in presentazione: il suo non è un lavoro di solita critica letteraria, erudito e filologico, è un lavoro sulle generazioni, sulle eredità e sulle contraddizioni di un'epoca che si è allungata dai nonni ai padri e ai figli, sperando che il futuro fosse migliore, che l'eterno fascismo italiano si disintegrasse, che le utopie potessero ogni tanto sostituire i troppi limiti di una realtà compromessa. Tricomi ne ha convocati parecchi di medici al capezzale della sua repubblica letteraria: dal plurisondato Pasolini a Sciascia, Calvino, Volponi, fino a Siti e Affinati, riconoscendo in essi i portatori sani di una malattia complessamente diagnosticabile.
Insieme alla letteratura è qui invitato anche il cinema: Buongiorno, notte di Bellocchio e Il divo di Sorrentino inquadrano, come inizio e fine, la scena dei racconti, l'intricata ragnatela dei rimandi, il denso sovrapporsi di date ricorrenti, obbligate. Dal '48 al '68, dal '68 al 2001 corrono le sequenze della pellicola bollente di Tricomi: la politica, i progetti, le premonizioni, la separazione tra etica e stile, l'indebolimento del pensiero e l'avvento della personalità liquida. Si assiste così alla caduta nel vortice nichilistico di questi ultimi anni, alla televisizzazione delle coscienze, alla ritualizzazione divistica degli scrittori.
Tricomi si preoccupa giustamente delle nuove generazioni: cosa gli sarà consegnato, un'arma spuntata, un marchingegno buono solo per performance? L'opera di Saviano può consolare, può far sperare nell'orgoglio di una tradizione letteraria che ritorna alla realtà, di un costume etico che non rinuncia alla serietà dell'atto letterario. Ancora una volta si impone la necessità della ricerca, visto che al disincanto non è seguita l'utopia, una volontà ancora certa di ristabilire il racconto adeguato della vita. Studiare, insomma, mentre fuori crolla l'impero romano e i barbari sembrano i nuovi padroni della storia.

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