ANTONELLA ANEDDA La vita dei dettagli
pp 178, euro 18 Donzelli, Roma, 2009
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Cristina Babino
Un saggio sull’arte atipico, irregolare, profondamente poetico nella sua ispirazione. Antonella Anedda, una delle maggiori poetesse contemporanee, percorre con tutta la sensibilità del suo sguardo i rapporti, sotterranei e spesso sorprendenti, tra pittura e poesia, i misteriosi meccanismi di decrittazione interiore attivati dall’osservazione di un’opera d’arte. “Questo libro è una storia di fantasmi”, avverte la Anedda nell’introduzione al libro: fantasmi come indizi di assenze più che mai presenti e vive, evocate dalle immagini cui ci avviciniamo, distanti e forse non immediatamente visibili ai più, eppure reali, concrete come icone. Scompone, lo sguardo della Anedda, disseziona le opere in dettagli che diventano all’improvviso monadi, isole di senso che vivono inaspettatamente una vita indipendente dal resto del quadro, imprimendosi nella retina e nella memoria di chi guarda. La prima sezione del saggio, intitolata appunto Ritagliare, propone trentadue dettagli di opere d’arte antiche e più recenti, nella loro esemplare nudità, e al tempo stesso suggerisce le infinite possibilità semantiche che ciascun particolare è suscettibile di aprire, di volta in volta, a seconda dell’occhio che lo coglie. Brani minimi, tratti da celeberrimi spartiti visivi di Mantegna, Caravaggio, Géricault, Magritte, Hopper, solo per citarne alcuni, capaci di spalancare orizzonti di senso inaspettati, scorci su infiniti da saggiare con esercizio inesausto d’attenzione, dilatando il tempo fino a renderlo un luogo in cui immergersi, abitare, ricrearsi circondati dai dettagli che compongono l’opera e che, solo adesso, sembrano apparire per la prima volta nella loro decisiva rilevanza, per ricompattandosi in un altrove mentale arricchito di esperienze e sensazioni, le nostre. La seconda sezione, Galleria, è un autentico museo interiore in cui s’espongono testi di poeti a vario titolo ispirati a opere d’arte: visioni di Piero della Francesca, Bruegel, Tiziano, Parmigianino, che rivivono, in modo più o meno dichiarato nei versi di Bonnefoy, Cole, Jaccottet, Williams, Auden, Herbert, Ashbery, a volte in forma di esplicita citazione (come la poesia In the Filling Station di Elizabeth Bishop, titolo ripreso fedelmente da un quadro di Hopper, e spunto per un mirabile piccolo saggio aneddiano sulla bruttezza), altre volte come pura ispirazione di motivi e continuità di dettagli, atmosfere. E se Ritratti, la terza parte del libro, è dedicata a quattro artisti, Nicolas De Staël, Mark Rothko, Bill Viola e Jenny Holzer che in vario modo hanno affrontato l’idea della dissoluzione dell’immagine, dell’icona – di nuovo l’idea dell’assenza come presenza fantastica persistente nella sua transitorietà – la quarta parte del libro è occupata dall’elemento transitorio per eccellenza, l’acqua, e in particolare all’acqua che attraversa la città di Arles, la città del Van Gogh più esplosivo e terribilmente vitale. Una parentesi di viaggio, di cammino, che traghetta alla sequenza finale del libro, dedicata a quell’esercizio di Collezionare perdite che nell’esplorazione delle presenze perdute, assenti, vuole ritrovarne tutta la concreta, durevole esistenza tramite dettagli - di nuovo – fatti di frammenti fotografici, ritagli di stoffe, lacerti di frasi, objets trouvés che, così collezionati, restituiscono senso nel tempo infinito della riflessione, della ri-conoscenza. La poesia - e con essa l’approccio poetico - strutturalmente votata alla sintesi, alla compressione, alle pause di silenzio, conduce a percepire, a vedere finalmente, per spiragli, fessure lasciate aperte dal “non detto”, esattamente come il dettaglio di un quadro può dischiudere agli occhi della nostra mente corrispondenze e significati nuovi.
Antonella Anedda è nata e vive a Roma. Ha esordito nel 1992 con Residenze invernali (Crocetti, 1992), seguito dalla raccolta di saggi Cosa sono gli anni (Fazi, 1997) e La luce delle cose (Feltrinelli, 2000). Con Donzelli ha pubblicato anche Notti di pace occidentale (1999, Premio Montale) e Il catalogo della gioia (2003). Il suo ultimo volume di poesie è Dal balcone del corpo, (Mondadori, 2008).
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