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Flaiano Ennio - Centenari

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Flaiano, umanista cosmopolita

ENNIO FLAIANO
Centenario della nascita
1910 - 2010

Enzo Verrengia

La targa commemorativa della sua nascita, il 5 marzo 1910, si trova affissa sulla parete di una vecchia casa in corso Manthoné, a Pescara. Qualche anno fa un quotidiano abruzzese segnalò che il luogo dei natali di Ennio Flaiano era Cappelle sul Tavo, un paesino alla periferia del capoluogo dannunziano. Dannunziano, comunque, Flaiano lo fu poco. Certo, come il Vate, andò alla guerra da giovane, in Etiopia, e ne trasse materiale per Tempo di uccidere, il suo unico e vero romanzo. Inoltre, anche Flaiano non disdegnava un certo edonismo. Quale strumento di approccio a una realtà da filtrare poi con l'ironica, non come fine a se stante.
Di fatto, lo scrittore non appartenne mai né a Pescara, né a Roma, né alla cultura italiana. Per quanto radicato nel costume peninsulare, Flaiano fu essenzialmente un umanista cosmopolita. Tanto che nella sua sceneggiatura mai realizzata, Melampo, parla di New York con una competenza che nessuno dei viaggiatori globalizzati venuti molto tempo dopo la sua scomparsa può vantare.
Flaiano non era semplicemente un uomo di mondo. Era un uomo di conoscenza del mondo. Lo percorreva anche grazie al suo lavoro. Ma probabilmente lo avrebbe fatto ugualmente in altre vesti, quelle del nomade, per esempio. Bruce Chatwin poteva trovare qualche punto di contatto con Flaiano nella curiosità di attraversare la parete invisibile che separa genti e luoghi. Celebre un motto di quelli che serbano l'impronta del pescarese: "Se i popoli si conoscessero meglio, si odierebbero di più". Vi si anticipa l'impossibilità dell'avverarsi di un sogno multietnico. Gli italiani non erano né razzisti né xenofobi finché non si sono ritrovati con gli extracomunitari in casa.
Quanto al riferimento più diretto di Flaiano nella realtà nazionale, si può fare un nome: Roma. Roma, capitale della scena artistica e soprattutto del cinema. A quest'ultimo, Flaiano finì per dedicare il meglio delle sue capacità espressive. Non fu l'unico scrittore a campare di copioni. Lo fecero anche Giuseppe Berto, Alberto Bevilacqua, Luigi Malerba. Flaiano, però, vi mise un'anima tutta propria che si avverte perfino nelle battute meno importanti di una pellicola strana. Elio Petri acquistò i diritti del racconto di Robert Sheckley La decima vittima, che si ambienta in un futuro da incubo con gli omicidi legalizzati per evitare la guerra. Il film viene girato all'EUR, che offre nel pieno degli anni '60 l'architettura avvenirista immaginata dal fascismo. Protagonisti Ursula Andress e Marcello Mastroianni. Ebbene, Flaiano parla con il loro disincanto di figure del 2000, il 2000 visto quasi cinquant'anni fa, già rassegnate alle delusioni permanenti di un'epoca piena di promesse non mantenute.
E sui due aleggia la Capitale di sempre. Scriveva Flaiano in La solitudine del satiro: "Roma città corrotta? Non credo: troppi impiegati. Sarebbe una corruzione fondata sull'anticipo degli arretrati, su una ferma richiesta di aumenti e sull'anticipo della liquidazione. È mai possibile". Sembra la rilettura in elzeviro di ciò che si legge sulle cronache quotidiane di questi anni.
Ma Flaiano aveva dell'altro da dire. E lo faceva attraverso recensioni, letture e riletture. Organizzava la sua personalità per i posteri in un mosaico disfatto che poi si sarebbe potuto ricomporre con l'intelligenza di chi vi riconosceva se stesso e i propri simili.
La dolce vita, prima di tutto. Flaiano la scrisse per Fellini pescando nelle sue memorie abruzzesi una parola che sarebbe entrata nel lessico: paparazzo. A Francavilla a Mare, provincia di Chieti, indica il mitilo, la cozza. Nella pellicola di Fellini e l'indice flaianeo. La creatività letteraria condensata in un unico termine. Il paparazzo, mitilo ignoto che fotografa i divi allo sbando per il voyeurismo morboso di un popolo, quello italiano, ormai incapace di NON riconoscersi nei vizi dei potenti. I quali, poi, ne approfitteranno per proclamarsi legittimi detentori del metro etico valido per tutti e superiore alle leggi. Firmato: Ennio Flaiano.


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